Visualizzazione post con etichetta Proposta di lettura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Proposta di lettura. Mostra tutti i post

giovedì 23 maggio 2024

Vi propongo una pagina di: LA PROFEZIA DI CELESTINO

Camminando camminando in questo MAGGIO dal tempo inconsueto siamo finiti tra i monti dove abbiamo incontrato un giovane in fuga......


.....
Reagii d'istinto e mi misi a correre, riparandomi tra gli alberi. Il crinale si faceva sempre più frastagliato e roccioso, e cominciava a salire in modo considerevole.
Mentre continuavo ostinatamente ad avanzare, inerpicandomi tra le rocce, il mio corpo era scosso da brividi di stanchezza e terrore. A un certo punto scivolai e mi azzardai a guardare dietro di me. Il soldato si stava avvicinando al cadavere, e io scivolai dietro a una roccia proprio mentre lui sollevava lo sguardo nella mia direzione. Rimasi a terra e strisciai dietro un gruppo di massi. 

Da lì la scarpata si appianava e io avrei potuto allontanarmi senza che il soldato mi vedesse. Scattai ancora in piedi e presi a correre il più velocemente possibile tra alberi e rocce. Avevo la mente annebbiata, e riuscivo a pensare solo alla fuga. Non avevo il coraggio di voltarmi, ma ero certo di sentire i passi del mio inseguitore.


Il crinale riprendeva a salire, e io avanzavo sempre più a fatica perché le forze cominciavano a mancarmi. In cima alla salita il terreno era ricoperto di alberi giganteschi e cespugli lussureggianti. Sullo sfondo si stagliava una parete rocciosa. Dovevo scalarla: non avevo scelta. Cominciai l'ascesa, cercando gli appigli con grande attenzione. Quando finalmente mi ritrovai in cima mi sentii morire alla vista che mi si parò davanti: la strada era bloccata da un burrone profondo un centinaio di metri.


Ero finito, condannato. Alcuni sassi scivolarono lungo la sporgenza alle mie spalle, facendomi capire che il soldato si stava avvicinando. Caddi sulle ginocchia. Non potevo proseguire.


Ero esausto, stremato, e con un ultimo sospiro rinunciai a lottare, preparandomi ad accettare il mio destino. Sapevo che presto sarebbero arrivate le pallottole anche per me. Ma dopo tanto terrore l'idea della morte era quasi liberatoria. Aspettai, e il mio pensiero volò alle domeniche della mia infanzia e all'innocente contemplazione di Dio. Come sarebbe stata la morte? Volevo essere pronto.
.....
Da La profezia di Celestino di James Redfield 1994


giovedì 16 luglio 2020

Vi propongo una pagina di: IL SOGNO


..... Allora Angélique capì che, se avesse chiuso le labbra, sarebbe scoppiata a ridere. Povero ragazzo! La commuoveva molto; ma era una cosa irresistibile, era troppo felice, aveva un bisogno di ridere, di ridere tanto da rimanere senza fiato.
Infine, credette di poter parlare, volle dire semplicemente:
"Grazie, signore".



Ma il riso era tornato, il riso la fece balbettare, le toglieva la parola; e il riso risuonò molto alto: una pioggia di note il cui canto era appena coperto dall'accompagnamento cristallino della Chevrotte. Lui, sconcertato, non trovò niente da dire, non una parola. 



Il suo viso così bianco si era bruscamente imporporato; i suoi occhi da bambino timido si erano infiammati, come occhi d'aquila. E se ne andò, scomparve con il vecchio operaio mentre ella rideva ancora, chinata sull'acqua chiara, schizzandosi di nuovo nel risciacquare il bucato, nella radiosa felicità di quella giornata.



L'indomani fin dalle sei di mattina si stese il bucato, che sgoccilava dal giorno prima, e proprio allora si era alzato un gran vento che favoriva l'asciugatura. Per evitare che i panni venissero trascinati via fu persino necessario fermarlo con dei sassi ai quattro angoli.



Tutto il bucato era li steso, bianchissimo tra l'erba verde, impregnato del profumo delle piante; e il prato sembrava essersi improvvisamente coperto di una coltre nevosa di margherite.
.....
Da IL SOGNO di Emile Zola 1888





martedì 5 maggio 2020

Vi propongo una pagina di: LA DONNA DEL TENENTE FRANCESE



.....
Quando Sam tirò le tendine, la luce del mattino inondò Charles nella stessa misura in cui Mrs Poulteney - ancora rumorosamente addormentata - avrebbe voluto essere inondata dalla luce del paradiso al momento della morte, dopo una pausa appropriatamente solenne.



Una dozzina di volte all'anno il mite clima della costa del Dorset produceva giornate come queste, che non erano soltanto giornate piacevolmente miti fuori stagione, ma incantevoli frammenti del tepore e della luminosità del Mediterraneo.



In queste occasioni la natura sembra impazzire un poco. I ragni che dovrebbero essere in ibernazione corrono sulle rocce arrossite dal sole di novembre, i merli cantano in dicembre, le primule s'affrettano a sbocciare in gennaio e marzo imita giugno.



Charles si rizzò a sedere, si strappò dal capo il berretto da notte, ordinò a Sam di spalancare le finestre e, sostenendosi su entrambe le mani, fissò la luce del sole che affluiva nella stanza.



La lieve melanconia che lo aveva oppresso il giorno prima era stata soffiata via insieme con le nubi. Sentì l'aria tiepida della primavera accarezzargli la gola nuda attraverso la camicia da notte semiaperta. Sam stava affilando il rasoio e dalla brocca di rame che aveva portato si levava invitante il vapore con una forza evocativa di tipo proustiano: tanti giorni felici, tanta certezza della propria posizione e ordine, calma e civiltà.



Da basso sulla strada acciottolata, un cavaliere zoccolava placidamente verso il mare. Una brezza lievemente più ardita agitava le logore tende di velluto rosso alla finestra, ma in quella luce sembravano belle anche loro. Tutto andava a meraviglia, Il mondo sarebbe stato sempre così, e come in questo momento.
.....
Da LA DONNA DEL TENENTE FRANCESE 
di John Fowles  1969



venerdì 3 aprile 2020

DOMENICA "BORGHESE"

Anche il libro di oggi non posso non definirlo insolito, curioso, originale.
Si tratta del bel libro VESTIRE UNA BAMBINA di CLARA AGNELLI in NUVOLETTI. 
Libro da sfogliare e ammirare (belle fotografie, begli spunti sartoriali) e, anche e sopratutto, leggere.
Ho scelto di accompagnare lo scritto con  immagini pubblicitarie, datate, di momenti passati in casa.


MATTINO DI DOMENICA

Che sorpresa, una domenica in vestaglia, una domenica milanese di oggi senza week-end!
Ma è proprio una domenica d'altri tempi. Una di quelle lunghe, forse noiosette domeniche che si trascinavano pigre ma non vuote, si girava per casa appunto in vestaglia, un poco tutti, vogliamo dire anche i genitori, per la crassa matinée della famiglia in un giorno senza ufficio, senza commissioni, senza scuola, finalmente da buoni disoccupati benestanti, in attesa dell'impegno unico ma inderogabile della Messa, possibilmente in San Babila o in San Carlo, per la onesta parata di qualche lusso, per l'occasione di qualche innocente pettegolezzo: Povero caro , come è invecchiato il Luigello; ma quella Carolina non diventerà mai una signora con tutti i suoi gioielli portati in parata alla chiesa che pare la Madonna delle Grazie.


Così le ore passano lente nella casa oggi meno frastornata dai crescenti rumori della strada di una Milano che sarà diventata si, una gran città ma le strade fuori che inferno con tutte quelle macchine automobili che ormai non si può nemmeno più andare in carrozza.


Intanto per le stanze si diffondono odori invitanti, aroma di zafferano d'Aquila perché il padrone di casa non decampa, la domenica in casa non può mancare, ci deve essere il "suo" risotto fatto in abbondanza, che se mai la sera lo si passerà al salto. Bisogna anche contentare il nonno, ecco perché dalla cucina esce un profumo dolce e acuto, quello del marsala per le scaloppine, che a conforto dei bambini si accompagneranno con montagne di patate fritte.
.........








martedì 31 marzo 2020

Musica da leggere

Il libro di oggi parla di musica!!! O meglio di un musicista.
Stampato nel 1983 a Bergamo a cura di Dario Della Porta vi propongo "dentro Donizetti", più esattamente un estratto dal volume Ricordo di Donizetti di Adolphe Adam che in questo libro troverete per intero.



Nel 1815, un giovanotto andava a piedi alla volta di Bologna; di tanto in tanto si girava indietro per dare un ultimo sguardo alle mura di Bergamo, la sua patria dalla quale s'allontanava per la prima volta.
Se talora una lacrima spuntava, inumidendo la sua pupilla, al pensiero del padre caro, della madre adorata che stava lasciando, un sorriso subito veniva ad illuminargli il volto. Era il sorriso della speranza, questa aspirazione così naturale in ogni giovane animo, verso l'ignoto. E poi, il sole d'Italia è così bello, e l'aria così pura da respirare, per dei polmoni diciassettenni!



E così bella è la libertà, la prima volta in cui se ne fa uso! Tutto questo non è forse essere fortunati? Si, il nostro viaggiatore era fortunato, molto fortunato! Era giovane, bello aitante e sognava! Sognava la gloria, onori e ricchezze. Ed era ben lontano dall'apprezzare la felicità autentica di quel momento: egli non vedeva felicità se non nell'avvenire, e nella realizzazione dei suoi sogni.



Nel 1845, una vettura accuratamente chiusa entrava a Bergamo. Conteneva un uomo dall'aspetto cupo e melanconico; il suo sguardo stravolto rivelava un dolore profondo, e non lasciava intravedere la benché minima luce intellettuale. Questo cadavere vivente che rientrava a Bergamo, era lo stesso giovane che trenta anni addietro ne era partito ricco di speranze in un bel futuro. Nel frattempo, tutti i suoi sogni si erano avverati: gloria, onori, ricchezze, tutto egli aveva ottenuto; il suo nome aveva riempito il mondo, i sovrani si erano contesi il privilegio di decorarlo con le loro onorificenze, di colmarlo dei loro favori. In premio alle sue melodie, tutte le nazioni gli erano state prodighe di danaro ed onori; e non era forse quella la fortuna che egli aveva sognato? Ed a qual prezzo l'aveva ottenuta? Essendo la sua vita troppo poca, egli aveva pagato tutto ciò con la sua anima.
L'intelligenza aveva capitolato, dinanzi a quel lavoro di tutti i giorni, di tutte le notti, di tutti i momenti; e Donizetti veniva a scontare, con un'agonia materiale, non più animato dal lume dell'intelletto, i piaceri che per trenta anni aveva dispensato al mondo intellettuale civilizzato.
.....

mercoledì 25 marzo 2020

La ROMA del primo GIUBILEO

Oggi vi faccio conoscere un libro ricchissimo di curiosità inerenti gli anni giubilari.
Di libri dedicati ai giubilei ve ne sono molti e di varia specie, io stessa ne possiedo una mezza dozzina, forse di più, ma oggi intendo presentarvi questo: 
GIUBILEI 1300 - 2000 di Sergio Valentini 1999
Ho scelto una pagina del primissimo capitolo dedicata alla città eterna del primo giubileo (1300).




LA CITTA' DEVASTATA
La più eccelsa di tutte le città assomiglia piuttosto ad un grosso borgo devastato dalla furia di guerre locali, da terremoti, inondazioni, saccheggio di peperino,marmi e mattoni dai monumenti antichi per costruirci le torri ed i palazzi dell'aristocrazia: gli Orsini guelfi padroni di Ponte, Parione, Monte Giordano e Castel Sant'Angelo, i Colonna ghibellini della spianata da Porta del Popolo al Quirinale, i Frangiapane del Celio e Palatino, i Caetani dell'Isola Tiberina, i Savelli dell'Aventino.


Tutti rinserrati, coi loro bravi, dentro la rispettiva fortezza, in un eterna vigilia di guerra.
Edera, muschio, erbacce avvolgono colossali monumenti in rovina; vigneti ed orti addossati al Campidoglio, al Pantheon, al Foro; dappertutto disordine di ruderi, chiese cadenti, terreni impaludati, stradacce strette ingombre d'ogni immondizia; abbandonata la via Appia.
Bonifacio VIII fa dono a suo nipote della tomba di Cecilia Metella, e Pietro Caetani ne fa una fortezza, avamposto contro un prossimo assalto dei Colonna, che hanno disseminato di rocche e castelli la campagna circostante.


Su al Campidoglio, Pietro di Stefano e Andrea de'Normanni senatori fanno restaurare il palazzo senatorio che minaccia di crollare sui pellegrini.
In Borgo Nuovo una porta viene aperta sulle mura aureliane, per alleggerire il traffico.
Null'altro.

"Un pienissimo perdono di tutti i peccati
a chi ogni cento anni entra
a San Pietro o a San Paolo"
:
così inizia, con Bonifacio VIII, il papa grande
e superbo che Dante precipita nell'inferno,
la storia degli Anni Santi.

martedì 24 marzo 2020

Vi propongo una pagina di : VIA COL VENTO II


.....
Guardò la sala e ricordò com'era bella quando l'aveva vista la prima volta durante la guerra. Allora il pavimento di legno era lucido come uno specchio e il lampadario coi suoi mille pendagli sfaccettati rifletteva vividamente le luci da dozzine e dozzine di candele, rifrangendole in spazzi di porpora e di azzurro. 



I vecchi ritratti alle pareti avevano un aspetto dignitoso e gentile come se dessero il benvenuto agli ospiti. I divani di legno di rosa erano morbidi e accoglienti; uno di essi, il più grande, era al posto d'onore nella nicchia dove ella sedeva attualmente. Era stato il sedile preferito di Rossella, che da li godeva la vista del salone e della sala da pranzo, con le credenze di mogano cariche d'argenteria: candelabri a sette bracci, coppe, vassoi, bottiglie e bicchierini.



Ora il lampadario era opaco; la maggior parte dei pendagli erano rotti e la stanza era rischiarata solo da una lampada a olio e da poche candele; la maggiore illuminazione era forse quella che proveniva dalla fiamma accesa del caminetto. Il pavimento era irreparabilmente spaccato e scorticato; sulle pareti larghe chiazze chiare mostravano dove erano stati appesi i quadri, e grandi fessure ricordavano che durante la guerra una cannonata aveva demolito il tetto e il secondo piano.



La grande tavola di mogano era ancora nella sala da pranzo, con le gambe riparate alla meglio; le credenze e l'argenteria erano scomparse. I pesanti drappeggi di damasco giallo oro che ornavano le finestre ad arco in fondo alla stanza mancavano essi pure; vi erano soltanto i resti delle tendine di pizzo, pulite ma con visibili rammendi.



Al posto del divano intagliato che le piaceva tanto era adesso un banco duro non molto comodo. Vi sedette con la maggior grazia possibile, rammaricandosi che lo stato della gonna non le consentisse di ballare.
Come le sarebbe piaciuto danzare!
.....
Da VIA COL VENTO (secondo volume)di Margaret Mitchell 1936






giovedì 5 marzo 2020

MARZO IRREQUIETO

Una leggenda calabrese ci racconta la bellezza del mese di MARZO.  
Tratta da "Antologia italiana per le scuole di avviamento professionale" del 1957 eccovi un racconto di MARINA SPANO che vi farà "innamorare" di questo mese pazzerello.
Ho scelto di accompagnare il racconto con immagini di una grande illustratrice:
 CARLA RUFFINELLI



Tre erano i figliuoli della Primavera, Marzo, Aprile, Maggio, allegri gli ultimi due, simpatici e tanto piacevoli, mentre il primo era un fantastico bizzarro, che pareva fatto apposta per far impazzire la gente.
Bello e gagliardo, con gli occhi azzurri che qualche volta si oscuravano per un repentino corruccio, i capelli a ciocchette del color della viola, correva sempre con le gambe all'aria, faceva dispetti, gridava, per il cielo come un indemoniato, scagliava acqua e qualche volta anche gragnuola sui fiori e sugli alberi spaventati.
La sua irrequietezza era proverbiale.



Essendo però Marzo il maggiore dei tre figli, la madre aveva per lui una vera predilezione. Voleva, è vero, un gran bene anche ad Aprile e a Maggio, ma soleva dire che gli strilli, i corrucci, le scorrazzate di quel monello erano la sua passione.
A questi tre ragazzi la Primavera delegava, per un mese ciascuno, il governo dei vènti, e quando le cose erano nelle mani di Marzo naturalmente la prima a tremare era la madre.
Delle cose del cielo in quel mese non se ne capiva nulla: ora il cielo scottava come di giugno, ora una tramontana gelata scendeva dai monti e faceva rabbrividire i germogli; ora il cielo si copriva di nubi come di gennaio, e quel pazzo monello, dopo aver raccolto sulle montagne delle burrasche di neve e di gragnuola, le scagliava per la campagna, facendo strage di fiori e di gemme.



Un giorno sua madre gli disse:
-- Senti, Marzolino mio, tu sai: in tutto l'inverno ho accumulato un subisso di biancheria sporca, che ora vorrei lavare.
Così dicendo ella mostrò al figlio un immenso cumulo di nuvole color sudicio, accatastate all'orizzonte. e continuo così:
-- Ti prego di farmi qualche giorno di buon tempo, con un bel sole forte, perché voglio fare un bucato di tutto ed asciugarlo il più rapidamente possibile..
E Marzo naturalmente si diede a rassicurare compiutamente la madre che l'avrebbe accontentata in tutto e per tutto.



L'indomani, di buon'ora, la Primavera era in gran faccende, e a mezzogiorno già una buona quantità di panni candidi, era stesa al sole, che splendeva magnifico in cielo.
Tutto andava per il meglio, quando Marzo, affacciatosi ad un angolo dell'orizzonte, e vedendo quel candido bucato disteso sui monti, e la mamma tutta intenta a sciabordare nelle acque profonde, fu preso da uno di quegli irresistibili impeti di monelleria che sono il meglio e il peggio del suo carattere.
-- che bella cosa -- disse tra sè -- portare un po' in giro per aria tutto quel bucato! Mia madre è tanto, tanto carina quando corre qua e là, coi capelli in aria, a raccattare i suoi panni!
Detto fatto, apre l'otre dei venti, ed ecco un furioso maestrale sbucar fuori con la testa arruffata e la faccia umida, e mettersi a correre come un matto verso la pianura.


Solleva nuvole di polvere, scavezza ramoscelli, sbatacchia rabbiosamente le chiome degli alberi e finalmente si precipita sul bucato: lenzuola, tovaglie, camicie, sciarpe, tutto all'aria!
Qualche lenzuolo si straccia sui cespugli della montagna e va a finire nelle forre, altri vengono sollevati per aria e trasportati a precipizio nell'azzurro e sul mare: il cielo è tutto pieno di stracci variopinti, sbattuti qua e la dalla furia del vento.
La povera Primavera, disperata, coi capelli all'aria, corre per i campi cercando di agguantare a volo quei panni volanti, e grida e chiama e si aggrappa agli alberi per non essere sbattuta via anche lei nella tempesta.
E intanto uno squillo di risa argentine risuona per le campagne: ridono rombando gli alberi dei boschi, ridono le fontane, e ride pazzamente Marzo, con i grandi occhi azzurri spalancati dietro le cime dei monti.



sabato 1 febbraio 2020

ILIBRIDIALICE.BLOGSPOT.COM

Vi ricordate le mie collaboratrici? 
Fra di loro ve né una che oltre a scrivere libri suoi tiene un proprio BLOG .
Già tempo fa ve lo avevo "presentato", ve lo risegnalo;

Tonini Alice
(nel mio immaginario)
 BLOG: I libri di Alice "Il BLOG di chi ama i libri e ama emozionarsi sognando di luoghi e raccontando storie"

Vi invito nuovamente a leggere le sue belle proposte di lettura e le sue benfatte recensioni.
E, naturalmente, fatemi sapere se vi è piaciuto!!!

venerdì 4 ottobre 2019

DARJEELING "Lo champagne dei tè neri"

Aprite una scatola di tè e il viaggio comincia.
Servite il tè in una tazza o una ciotola e avrete l'avventura a portata di labbra.



Il bevitore di tè è un essere perennemente insoddisfatto, che ama fare viaggi senza spostarsi, viaggi che gli consentono di attraversare i confini meno agibili per meglio accedere ai tesori nascosti che gli danno granelli di felicità.
Parte alla ricerca dei migliori giardini del tè come un innamorato a cui le prove d'amore non bastino mai. A volte gli capita di chiudere gli occhi e affondare il naso in una scatola piena di foglie provenienti da Darjeeling o da Fujian. Inspira ed espira ed è come stregato, lo spirito aleggia in luoghi lontani che lo fanno sognare.



I GIARDINI DI DARJEELING
Tè fermentato per eccellenza, amato per l'aroma sottile e incomparabile di mandorla fresca o moscato, il Darjeeling è universalmente riconosciuto come lo "champagne dei tè neri".
La prima raccolta o first flush avviene da marzo ad aprile e la seconda raccolta o second flush da maggio a giugno. A queste si aggiungono le cosiddette raccolte in between e autunnali.
Sul mercato si trova sempre più spesso il Darjeeling verde, proveniente dai grandi giardini.
Le ottime condizione idrometriche di Darjeeling favoriscono la coltivazione di un gustosissimo "tè delle brume". 
Il first flush è particolarmente apprezzato per le foglie più verdi, il sapore astringente e la buona persistenza in bocca; dà un infuso giallo.
Il second flush è caratterizzato da foglie piuttosto brune, dal gusto meno palesemente astringente e più rotondo, che danno un infuso color caramello.
Scegliete una teiera in ceramica per lasciare in infusione le foglie di Darjeeling.
Lasciatele galleggiare liberamente e verificate l'infuso: 3 minuti circa per i first flush e 4 minuti per i second flush.
Servire in tazze di porcellana dal fondo bianco.



Tè ghiacciato delle brume
3 cucchiai di Darjeeling
50 cl di acqua minerale
4 mandorle
4 cucchiai di Amaretto (liquore alle mandorle)

Scaldate l'acqua a una temperatura di 85°C.
Versate le foglie di Darjeeling nella teiera e coprite con acqua calda.
Lasciate in infusione 4-5 minuti e passate al colino.
Lasciate raffreddare aprendo il coperchio della teiera per 20 minuti.
Servite in grandi bicchieri con cubetti di ghiaccio.
Spolverate la superficie con mandorle tritate ed, eventualmente, aggiungete un cucchiaini da caffè di Amaretto per bicchiere.

Ognuno potrà scegliere il tè che più gli aggrada, senza dover necessariamente aggiungere lo zucchero.
Volendo si possono lasciare le foglie di tè in infusione in acqua fredda per una notte intera raddoppiando le quantità. L'importante è non dimenticare di coprire la pentola durante l'infusione.



Da..."Il cofanetto del tè" di Gilles Brochard

lunedì 19 novembre 2018

Vecchi Libri, Nuovi Post



Mi sono capitati tra le mani alcuni libretti dedicati ai ragazzi davvero particolari.
Sono stati stampati nel 1914 (data non certa) 
dall' ISTITUTO EDITORIALE ITALIANO MILANO  Biblioteca dei Ragazzi  COSTRUIRE





Non si tratta di romanzi, favole o racconti ma di "saggi" riguardanti vari argomenti: 
Arte, Poesia, Natura, Religione, Astronomia e tanto altro ancora.
Io ne possiedo, per ora, solo cinque; i numeri: 23, 32, 36, 39, 40, che intendo presentarvi nei prossimi 5 POST.
Spero li troviate interessanti così come io li ho trovati curiosi.
E naturalmente vi sarà possibile trovarli e acquistarli a "Librisottoiportici" la prima domenica di ogni mese.
Buona Lettura!