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giovedì 2 aprile 2020

MA STARE CHIUSI IN CASA NON E' UNA TRAGEDIA

Da un editoriale di DACIA MARAINI


..... Ma stare chiusi in casa non è una tragedia.
E' una occasione per riflettere, leggere, ascoltare musica, parlare con i propri cari.
Ma, scusi, perché leggere è così importante? Me lo hanno chiesto tante volte gli studenti delle scuole.
Beh, prima di tutto perché ti permette di viaggiare nel tempo e nello spazio. Pensa che libertà dà a chi è costretto in uno spazio limitato. Basta un battito di ciglia che si trasforma in un battito di ali e ti porta lontano.


Mi viene in mente un bellissimo racconto di Montale.
Vi si narra di un uomo per l'appunto che se ne sta chiuso in casa perché sta sfuggendo ai nazisti.
La finestra si apre e un uccello gli dice: vieni, andiamo in Inghilterra. Lui è perplesso, ma monta sul davanzale e scopre, in effetti, che basta allargare le braccia per volare, e così, vola vola, si trova a Londra nella casa di un amico che a lui, affamato, offre un pollo arrosto.
Ecco, la lettura ha questa capacità di farci volare fuori dalla finestra e portarci in strane case dove si mangia quando si soffre la fame o dove si parla di libertà quando la libertà viene negata.
Chi legge un libro lo riscrive. E leggendo, mette in moto l'immaginazione che è il motore più potente del nostro cervello.


Solo l'immaginazione ci può fare capire la sofferenza altrui, solo l'immaginazione ci permette di affrontare i pericoli di un futuro guerresco, solo l'immaginazione ci può far sentire la bellezza del pensiero e dell'amore. Per questo leggere è formativo. .....
..... Restare a casa vuol dire guadagnare un tempo in più, che ci permette di leggere un libro: con un battito di ali ci porta lontano, col tempo dinamico dell'immaginazione, in un paesaggio sconosciuto e tutto da percorrere.

Se gradite leggerlo interamente (molto bello) lo trovate sul settimanale 7 del 20 marzo 2020.


lunedì 27 maggio 2019

Siii viaggiare... di nuovo



In tutta la letteratura occidentale, uno dei generi di maggior successo e più frequenti nel corso dei secoli è stato la narrazione di viaggio. Hanno preso la penna per raccontare le loro impressioni e le loro avventure mercanti-esploratori come Marco Polo e poeti-scrittori come Wolfgang Goethe, tanto per citare autori lontani nel tempo, nello spazio, negli intenti delle loro opere.
Un vero abisso separa - e non potrebbe essere altrimenti - Il Milione da Viaggio in Italia. La scelta di questi due esempi non è casuale: serve a dimostrare, grazie alla fortuna goduta dai testi in questione, quanto l'ITINERARIO, il racconto di esperienze fatte in terre lontane e favolose o in paesi vicini, ricchi di storia e di cultura, le descrizioni di angoli remoti del mondo o di contrade piene di fascino e di stimoli intellettuali possono fare presa sui lettori di ogni epoca.
.....
Tratto da ???( purtroppo non ricordo il libro  dal quale ho preso questo spunto, scusate)



D'accordo, forse non capita tutti i giorni di avere l'ispirazione giusta per dare forma a una storia, per realizzare il sogno di scrivere un libro, per mettere coerentemente insieme quelle idee che avete scarabocchiato su un taccuino. Ma a volte basta poco, la creatività va solo stimolata. Magari cambiare aria, vedere posti nuovi, osservare le persone. 
Prima di affidarvi a un writing coach, fate lo zaino, portate un pc, un blocco, una macchina fotografica e mettetevi in marcia. Forse non tornerete con le bozze del capolavoro del secolo, ma di sicuro ritemprati nello spirito. 



Se desiderate che nessuno vi disturbi e avete in mente di dedicarvi solo a carta e penna, puntate diritti alla foresteria dell'EREMO di CAMALDOLI nel casentino, in Toscana, dove troverete quiete assoluta e ritmi, ovviamente, monastici.
Rimanendo in Toscana, lungo il MontePisano, vi imbatterete nella meravigliosa VILLA ANNAMARIA dove il padrone di casa, con insolita simpatia, vi accoglierà in una dimora storica mirabolante con paradisiaco giardino, tra scrittori e artisti che qui cercano l'incipit giusto. Pare che anche Mary Shelley avesse trovato fra queste mura l'ispirazione per il suo Frankenstein.



C'è storia e ci sono storie da scoprire anche sull'ISOLA BELLA sul Lago Maggiore, tra le isole Borromee, passeggiando per il parco botanico all'inglese, il giardino barocco all'italiana e quello medioevale. e a proposito di isole, per un aspirante scrittore non sono da sottovalutare le gite fuori stagione: PROCIDA, per esempio, si svela al viaggiatore in tutta la sua selvaggia bellezza anche lontano dai periodi caldi. Chissà che i luoghi dell'Isola di Arturo di Elsa Morante, una passeggiata nelle viuzze e la visita al MUSEO CASA DI GRAZIELLA, ispirata al romanzo Graziella dello scrittore francese Alphonse de Lamartine, non nutrano quella storia che da un po' vi gira in testa.



Tra una passeggiata sul lungolago e una al porticciolo di BELLANO invece, in provincia di LECCO, le penne che fremono per lanciarsi in un nuovo romanzo ritroveranno i luoghi dei racconti di Andrea Vitali e magari saranno ancora più motivate da una visita all'ORRIDO di BELLANO, una gola naturale che pare uscita da una fiaba con tanto di passerelle sospese.Tra i 33 mila libri e i 10 mila oggetti della PRIORIA, l'ultima casa di Gabriele D'Annunzio al VITTORIALE degli ITALIANI di GARDONE RIVIERA, anche lo scrittore arenato troverà lo sprone per rimettersi sulle sudate carte. Tra le varie stanze quella che fa al caso è l'Officina, ovvero lo studio dell'operaio della parola come a D'Annunzio piaceva definirsi.
Tratto da un articolo di Adriana Malandrino 




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Sia lodato il treno che s'industria a mostrare il paese tutto, e non tenta di rapinarlo in corse disperate ed in precipitose gallerie, più presto, sempre più presto, quasi che il macchinista si sia fitto in testa di poter fuggire da quell'unica che non lascia nulla e nessuno, che va d'un punto più lesta e del pensiero umano e degli astri celesti.
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Da "Italia per terra e per mare" di Riccardo Bacchelli




lunedì 6 maggio 2019

Leggere l'ARTE: 5°

Per finire questa parte dedicata all'arte, o meglio alla sua "lettura", vi voglio trascrivere alcune righe tratte da un libro molto particolare, cosi come particolare è il suo autore, più precisamente dal capitolo primo "La comprensione dell'immagine " della terza parte "L'ARTE".
Il libro ha per titolo:
 VIVERE LA DISPERSIONE e l'autore è Don FRANCO BONTEMPI
E' un libro di 250 pagine circa, costa 20 euro, e se vi interessa ve lo posso procurare con tanto di autografo.
Per gli appassionati di storia ebraica si tratta di un libro molto interessante, da non perdere.


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Già Martin Buber osservava "Ambedue, l'uomo orientale e quello occidentale, sono uomini che sentono e agiscono, ma l'uno, l'orientale sente in movimento, l'altro, l'occidentale, agisce in immagini. Il primo, quando percepisce, vive l'azione; il secondo, quando agisce, rivela la forma".
L'osservazione è pertinente, ma imprecisa, in quanto da un punto di vista pittorico non viene chiarito il movimento, poiché si può rendere visibile un immagine mobile solo con il teatro.
Se si vuole rappresentare il movimento nella pittura, è possibile solo mediante la vivezza e la diversità dei colori. 
Lo scrittore ebraico non propone mai un immagine da riprodurre secondo il suo disegno, rendendone così impossibile la ricostruzione. La tradizione sacerdotale postesilica non descrive il modello delle vesti del sommo sacerdote, ma la vivacità dei colori "Farai il pettorale del giudizio, artisticamente colorato... con oro, porpora viola, porpora rossa, scarlatto, lino ritorto". Più interessanti sono le gemme sovrapposte in quattro file di tre, con un disegno piuttosto semplice, "Le coprirai con una incastonatura di pietre preziose, disposte in quattro file".



Il rosso con le sue varie gradazioni, ha la predominanza, serve per descrivere due realtà di grande rilevanza: il sangue, degli animali e dell'uomo, sede della vita, e il vino, segno di ricchezza, di festa, di gioia. Per l'ESODO il sangue dell'agnello pasquale è il segno rosso dipinto sulle case degli ebrei, che stanno per fuggire dall'Egitto, ed è indice di salvezza.
Le pitture preistoriche erano eseguite per la maggior parte col colore rosso e tale tradizione fu mantenuta dalle genti del deserto. Nella cena di Pasqua, festa dei nomadi, il rosso è l'elemento comune ai diversi cibi: il vino, il pane cotto e l'agnello.
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Il comandamento di non farsi immagini risale al periodo più antico della storia del popolo ebraico, all'epoca di Mosè. Infatti la sua formulazione fa intravedere l'età nomade: "Non ti farai idolo, né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai". Il divieto non parla solo di immagini di idoli, ma della scultura e della raffigurazione in se stessa.
La prima considerazione parte dall'Egitto e dalla sua concezione della statua, la cui rappresentazione assolve due funzioni primarie tra loro distinte, anche se interrelate: quella sostitutiva della persona raffigurata e quella celebrativa della stessa e delle vicende di cui è diventata protagonista.
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sabato 4 maggio 2019

Leggere l'ARTE: 4°

Dal post precedente proseguiamo con questo articolo che ci "insegna" a leggere l'arte nel passare del tempo.


La bellezza di divertirsi insieme
"Nell'800 tutto il mondo cambia. La pittura esce dagli studi per raccontare la vita quotidiana, dove l'allegria è quella della gente, è per strada, è un sentimento sociale, sinonimo di leggerezza come lo intendiamo noi oggi", continua D'Orazio.
"Gli impressionisti interpretano correttamente questa euforia collettiva, dipinta puntualmente da Renoir nel Bal au moulin de la Galette, dove lo sguardo dello spettatore non si concentra sui volti in primo piano, ma passa da una figura senza volto all'altra, attraversa l'aria, la musica, il ballo di questa folla in festa. Le persone sono allegre proprio perché sono insieme. L'allegria diventa bella, contagiosa, sinonimo di vita spensierata.
Proprio nell'Ottocento si perde il giudizio morale negativo e diventa uno stato d'animo positivo, simbolo di condivisione, relazione, ma anche di assoluta libertà.
e persino di emancipazione femminile: nella Parigi di Renoir le donne erano diventate protagoniste della vita cittadina.
Il secolo dopo, all'inizio del Novecento, con La risata del futurista Umberto Boccioni l'allegria è rappresentata come energia vitale: la donna che ride è il motore che mette in circolo il dinamismo di tutto il quadro, come se fossero i movimenti dei nostri corpi. Il sorriso non è più contagio collettivo ma diventa azione che ci fa esistere".



"Al contrario del delirio, che è un apice transitorio, il tormento è eterno, si impossessa di noi, ci fa perdere il controllo.E' un'emozione che non riusciamo a sostenere, resta, non possiamo liberarcene", spiega ancora Costantino D'Orazio. "Lo è nei dipinti di un grande maestro di umanità come Giotto, che riporta nell'arte i sentimenti che la timidezza medioevale aveva relegato nel privato delle case. In uno dei suoi affreschi più famosi, il Compianto sul Cristo morto, si tormentano addirittura gli angeli, creature beate e per eccellenza prive di emozioni. Di fronte alla morte di Gesù, piangono passandosi l'un l'altro la disperazione, vissuta da ciascuno a modo proprio, ma condivisa persino con la natura intorno, con la rupe deserta e l'albero rinsecchito.



Giotto racconta il tormento nella sua veste universale, che coglie insieme uomo e natura. Diverso il tormento rappresentato da Michelangelo nel Giudizio universale, un rovello interiore che ha il potere di deformare il corpo. La sua anima dannata ha il volto deformato e il corpo imprigionato da una forza che lo trascina verso l'abisso. 



Il tormento è stato percepito nei secoli così, come condanna, rappresentato come forza che deforma e abbruttisce. La dannazione ci toglie l'umanità, spingendoci in basso, incatenati per sempre.
E' l'esatto contrario dell'allegria.
Nel Novecento, però,l'arte interpreterà il tormento ben diversamente. Specie dopo la psicoanalisi di Freud, che permetterà a Giuseppe Pellizza da Volpedo di dipingere il Ricordo di un dolore. Qui l'emozione è colta e indagata nella dimensione interiore. La donna del dipinto non ha il viso stravolto dalla sofferenza, ma è accasciata sulla sedia con lo sguardo nel vuoto che parla della sua sofferenza.



Agganciata a un pensiero, al ricordo di un dolore che la allontana dalla realtà. Anche per noi oggi il tormento è questo e ben difficilmente riusciremmo a identificarci con il dannato di Michelangelo. Invece, D'istinto entriamo in empatia con il dolore muto della donna immobile di Pellizza da Volpedo.

Articolo di Gaia Giorgietti


giovedì 2 maggio 2019

Leggere l'ARTE: 3°

Continuo a parlarvi (o meglio scrivervi) di arte trascrivendovi un altro bel articolo.

Che emozione l'arte! 

Che cosa ci colpisce quando guardiamo un dipinto?
Perché ci piace? Perché no?
La risposta è nei sentimenti.
Gli artisti li catturano e ce li restituiscono nelle opere.
Ma lo stesso stato d'animo nel tempo è stato percepito in modo diverso.



Picasso diceva che gli artisti raccolgono la polvere che lasciamo cadere dalle nostre vite quando non ci accorgiamo che stiamo sorridendo, amando, soffrendo. I poeti, i pittori, i letterati, gli scultori non possono ignorare la polvere che ci cade dall'anima. Sono sensitivi, ricettacoli delle emozioni umane sparse per terra come se non fossero importanti. Ce le restituiscono nei loro dipinti, nelle loro opere. E' questo il motivo per cui l'arte ci colpisce dentro. Un'opera ci piace perché risveglia in noi sentimenti ed emozioni magari sopiti da tempo, come il desiderio, il delirio, il tormento, l'allegria, lo stupore, il dubbio.




"Nel corso dei secoli abbiamo percepito le emozioni in modo diverso e l'arte ci aiuta a capire come" ci spiega Costantino D'Orazio, storico dell'arte.
La storia ha vissuto l'allegria e il tormento, il desiderio e il dubbio in modi differenti. Allo stesso modo, si sono comportati gli artisti.
Leonardo ci ha raccontato i sentimenti come segni dell'anima. I grandi maestri del Cinquecento hanno reso il corpo e la fisicità messaggeri di ciò che proviamo nel nostro cuore. Il Novecento ha letto le emozioni come voci dello spirito dell'uomo.
"L'allegria è forse il sentimento più difficile da rappresentare, perché la sua percezione è completamente mutata nel tempo". Spiga D'Orazio. "Oggi la percepiamo come una cosa confortante e leggera. Ma questo stato d'animo è stato considerato per molto tempo quasi diabolico, molto vicino alla tentazione. Ne è un esempio il quadro di Jan Vermeer, Due gentiluomini e una fanciulla con bicchiere di vino.



Qui il pittore olandese rappresenta una ragazza che viene sedotta da due uomini che le versano del vino per farle perdere il controllo. Il sorriso della fanciulla scaturisce dall'ebrezza e l'autore condanna questa situazione con un giudizio morale molto severo. L'allegria è vista come tentazione, come qualcosa che porta all'indebolimento della volontà.
Tant'è che si intuisce perfettamente l'esito della scena: i due uomini si approfitteranno di lei.
L'allegria che dipinge Vermeer, vissuto nel Seicento, epoca moralizzatrice che aveva eletto la moderazione a metro della vita, è un'emozione negativa, un pericolo da tenere a bada, perché può renderci deboli e in balia degli altri".

Prosegue nel prossimo post...

domenica 28 aprile 2019

Leggere l'ARTE : 2°

Ed eccovi la seconda parte del'articolo dedicato alla lettura dell'arte.

.....
I tempi sono cambiati, la morale si è rilassata e la gente ha iniziato a cercare sollievo dal giogo della divinità: l'arte è così diventata arma di seduzione. Le donne di Correggio, i gloriosi soffitti del Tiepolo, i concerti pastorali di Watteau, la morbida sensualità di Giorgione, hanno trovato piena espressione nel voluttuoso Tiziano.

Amor sacro e Amor profano
Tiziano Vecellio 1514
 La vita era bellezza, la bellezza era arte. Persino i pii mercanti olandesi non ne restarono immuni. Il denaro che si procuravano grazie ai loro traffici pretendeva un riconoscimento. Non un nudo italianizzante, piuttosto un'indulgente natura morta. Ma questi memento mori non svolgevano il compito di ricordarci della precarietà della vita, quanto quello di proclamare la ricchezza del committente. Coppe d'argento, tovaglioli finemente ricamati, tappeti turchi e cornucopie di frutta e prelibatezze che suggerivano allo spettatore: "Guarda tutto quello che possiedo. Guarda quanto successo ho".

Natura morta 1670 di scuola olandese
Beyeren Abraham
E poi l'arte divenne anche un'arma di guerra. Tele come monete di scambio, intere collezioni saccheggiate, dipinti e sculture rubate dai tiranni. Hadolf Hitler - il malvagio imbrattatele rifiutato dall'accademia artistica - taccheggiò tutta Europa, mentre la conquistava. La Natività dei santi Lorenzo e Francesco d'Assisi di Caravaggio è finita nelle mani della mafia e molti altri ladri di opere d'arte - gente del calibro di Jiosep Goebbels, Manuel Noriega e Saddam Hussein - ha ampiamente saccheggiato la cultura. Durante la Primavera Araba il Medio Oriente è stato depredato di molti dei propri tesori: l'incertezza dei confini e le guerre hanno reso le ruberie una vera pandemia. Nelle ultime due decadi la questione ha preso una piega ancor più sordida e pericolosa: i crimini d'arte sono diventati più redditizi persino della prostituzione e del traffico di droga.

...si cerca di fare una copia fedele del quadro rubato...
Ho cominciato dicendo che l'arte è l'arma più bella che l'uomo abbia a disposizione, e continuo a crederlo. Nonostante tutti i crimini, la violenza e l'avidità che ha ispirato, la bellezza ha dimostrato di avere un altro, straordinario potere. E' l'arma della Redenzione.
Il che ci riporta alla Vocazione di san Matteo, il quadro preferito dal Papa. 
Caravaggio era realista; dipingeva quel che vedeva, i bassifondi, le prostitute e gli ubriaconi e, pur non essendo un tipo devoto, la sua arte offre l'atavica speranza d'assoluzione. Nella grande arte religiosa c'è sempre la brama della fede. Entrambe da esprimere e sperimentare. Matteo era un peccatore, ma Gesù Cristo ha visto in lui il bene. Caravaggio era un assassino, ma tendeva alla luce. 
I suoi dipinti fremono di lampi luminosi, la minaccia della tenebre è stata distrutta.

Caravaggio (Michelangelo Merisi)
1571-1610
Il MAST, museo della città di Castelgoffredo MN, non possiede quadri del Caravaggio o alti supernoti  artisti, ma vi mostrerà uno speciale modo di leggere l'arte di una città attraverso le sue moltlepici storie!

sabato 27 aprile 2019

Leggere l'ARTE : 1°

Domenica 28 Marzo, ci sarà il consueto mercatino a Montichiari BS (ogni ultima domenica del mese) e noi parteciperemo con un banco di oggettistica, per meta, e per il resto libri d'arte. Ed è per questo che vi trascrivo questo articolo che corrisponde in massima parte al mio pensiero sull'arte.
L'autrice di questo articolo è Alex Connor  ( ha scritto vari libri ambientati nel mondo dell'arte ed è lei stessa un artista) ed è stato pubblicato su un settimanale popolare nel 2018.


La conversione di san Matteo
realizzata tra il 1599 e il 1600
dal Caravaggio
" Ho letto che il quadro di Caravaggio preferito da papa Francesco è la Vocazione di San Matteo e sono rimasta molto colpita. Matteo era disprezzato dal popolo di Israele perché faceva l'esattore delle tasse per conto dei romani e il dipinto mostra proprio il momento in cui Gesù lo invita a seguirlo: - Lo guardò con sentimento d'amore e lo scelse -. 
Quando il Papa era ancora soltanto il cardinale Bergoglio, andava spesso a visitare la chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma per ammirare la tela, poi, una volta Pontefice, ne ha commissionato una copia che ora è appesa in vaticano, a Casa Santa Marta, dove Francesco celebra ogni mattina la Messa.



E questo cosa ci rivela? La straordinaria capacità che possiede l'arte di mettere in comunicazione. In questo specifico caso, la capacità di creare una connessione tra due uomini del tutto diversi, a distanza di secoli. Affermare che l'arte è un'arma potente è abbastanza scontato. Serve a educare, stuzzicare, ispirare. Le opere d'arte sono state contraffatte, rubate, commerciate... per procurarsene una in molti hanno peccato di avarizia, qualcuno ha persino ucciso. Re, duchi e dogi le hanno collezionate per dimostrare le proprie credenziali artistiche. Elisabetta I ha fatto affidamento sugli artisti per offrire una versione edulcorata di una monarchia rigida e vetusta, immortalata in un immagine pura ed eterna come una carta da gioco. Carlo II di spagna si è fatto ritrarre da Velàzquez per apparire più regale. Ma persino un artista del suo calibro ha fallito, attirando l'attenzione sulla mascella asburgica, frutto di prolungati incesti.



Ritratto di Carlo II di Spagna 
In ogni caso, era necessario che la popolazione vedesse i regnanti come sovrani magnifici e l'arte aveva appunto il compito di avvolgerli in quest'aurea di regalità. E il pennello non è meno letale del calamaio quando si tratta di rappresentare una potenziale sposa. Fu infatti un ritratto di Anna di Clèves a spingere Enrico VIII a invitarla in Inghilterra. Ma una volta che dovette affrontare la realtà, il re si rifiutò di consumare il matrimonio e cominciò a riferirsi a lei definendola "la giumenta delle Fiandre".


Ritratto di Anna di Clèves
Fin qui abbiamo considerato l'arte come arma politica, tuttavia per molti secoli è stata anche un'arma religiosa. Nel Medioevo, quando erano pochi a saper leggere e scrivere, la Chiesa chiedeva agli artisti di raffigurare inferno e paradiso. Il motivo è ovvio: così i peccatori avrebbero potuto vedere quali erano le pene che toccavano ad assassini, fornicatori e blasfemi. Bosh fu uno dei più grandi esponenti di questo filone di artisti dediti in maniera non troppo velata alle "pubbliche relazioni". Il suo paradiso è dolce, a tinte pastello, caritatevole. Il suo inferno invece è popolato da chimere e creature deformi, impegnate in una forma di sadica tortura. 


Il giardino delle delizie
di H. Bosch
1480-1490
Qualche decennio dopo lo stesso compito venne affidato in Italia a Michelangelo. Il suo Giudizio Universale è un'opera viscerale. adesso lo ammiriamo nelle sue riproduzioni patinate, ma immaginate come doveva essere un tempo, illuminato solo dall'esitante luce delle candele: un'incombente massa di facce che urlano e di figure che precipitano, che avrebbe terrorizzato qualsiasi spettatore.


Il giudizio universale
di Michelangelo
1535-1541
La seconda parte nel post successivo. 
Buona lettura!

martedì 23 aprile 2019

Siii viaggiare....


Si, viaggio.
Da qui, da questa poltrona parto per gli itinerari che ho tante volte sognato e che non ho percorso mai.
E così le piramidi le ho visitate col Ceram e con il Breccia, le regioni polari con i libri delle esplorazioni di mio figlio, la Spagna la conosco dalla musica e dalle pubblicazioni del Touring; la Francia e l'Inghilterra mi sono familiari attraverso la letteratura; so tutto di Parigi e a volte penso che il mio sia un amore perfetto, nutrito com'è solo di nostalgia, senza concretezza, una nostalgia nata da un lungo immaginare.
Da un racconto di Gina Lagorio 



Ma se il viaggio lo volete fare davvero...
Wallis Simpson viaggiava con 118 bauli firmati Vuitton.
Elizabeth Taylor si accontentava di 40 valigie.
I tempi cambiano ma fare le valigia resta, comunque, un problema prepartenza molto diffuso.
Non per quanto riguarda il beauty, che può diventare ultracompatto.
Dalla maschera al gommage purificante, dalla crema antietà a quella anticellulite.
Oggi è possibile portare in vacanza tutto l'occorrente per un remise en forme totale.
Basterà scegliere tra i prodotti monodose: formati mini come quelli degli alberghi, campioncini, bustine mignon, ecc, pratiche e ideali anche dal punto di vista igenico, perché i principi attivi si conservano intatti fino al momento dell'uso.
E spazio alle salviettine "usa e getta", indispensabili. Ce ne sono per tutti i gusti: detergenti, levasmalto, abbronzanti, profumate.

In ogni modo oggigiorno ci sono molti siti che vi suggeriscono cosa mettere nel beauty e come preparare al meglio la valigia per qualsiasi tipo di viaggio, basta accedere a internet.



Qualche altro suggerimento...
-Il cellulare viaggia sempre con voi. Ma da solo serve a poco se non mettete in valigia anche la spina per ricaricarlo.
-Forse non ci avete mai pensato ma il "rotolo per vestiti" si rivela utilissimo per non apparire trasandati. Il rullo per spazzolare gli abiti in pochi gesti elimina i peli del gatto e la polvere della strada.
-La carta d'identità, il passaporto, la patente... Ricordatevi di fotocopiarli e di tenere le copie in un posto diverso rispetto ai documenti. Potrebbero esservi utili se vi rubano o perdete gli originali.
-Se viaggiate in aereo, togliete le forbici dallo zaino, ve le sequestrerebbero. Ma portate con voi ago e filo per ogni necessità. Sceglieteli nelle mini trousse: in pochi centimetri hanno tutto, anche le spille da balia.
-Portatevi un notes per appunti e un agenda coi numeri di telefono di amici e parenti, si, ma ai quali avrete aggiunto quelli della banca, dei servizi che bloccano le carte di credito e bancomat, in caso di furto, e del PIN e del PUK del telefono e dell'assicurazione.
-Fate due copie delle chiavi di casa e della macchine e tenetele i due borse diverse. In caso ne smarriste un mazzo, avrete il mazzo di scorta, eviterete ulteriori disagi.
-Se andate all'estero procuratevi un adattatore per prese di corrente (informatevi in merito) così da non avere problemi a ricaricare il telefono, a usare rasoi e phon.

Da una rivista femminile anni '90



Compresi la Liguria una notte di luna piena fra i giardini di Santa Margherita. Ero malinconicissimo di dover partire il giorno appresso, e la Riviera ha il dono delle indimenticabili: l'ultima che concede è sempre la migliore ora. Ma più che dono femminile è segreto e prestigio di quella pungente bellezza di paese.
Avevo lasciato sul mare e col mare la più larga luna di una ancor gelida notte di primavera. V'era un sereno di tramontana e non spirava alito. Magnolie, cedri, lecci, agrumeti mi sembravano le piante più proprie della Riviera, perché sono vegetazioni fredde. Ed ecco, non so se li scoprissi o li vedessi per la prima volta, fra gli opulenti e inanimi giardini traboccanti dai muri, mi trovai solo fuor delle case sui viottoli. Il paese al lume di luna lustrava tutto.
Stradicciuole dritte e minutamente selciate fra muri di cinta altissimi terminavano nell'ombra sotto un cavalcavia fra i due giardini, oppure ai piedi di qualche erta gradinata che stampava in cielo il suo ultimo gradino. E poi si aprivano altre stradette simili. Era un vegetato e murato deserto silenziosissimo e adorno.
La Liguria è dunque rigorosa e conventuale, pensavo, quando mi venne incontro dall'aperta notte al cessar di quelle strade sulla vista della valle e delle colline, dai gradini di una scalea più grande di lei mi venne incontro una chiesa bianca, la più pomposa delle apparizioni.
.....
Riccardo Bacchelli "ITALIA PER TERRA E PER MARE"







    


giovedì 4 aprile 2019

LIBRERIE: guardando al futuro 2

.... continua dal POST precedente.

Perché il libro come finora sopravvissuto è un essere antico, è come noi. E' autarchico, impone pagina dopo pagina l'espressione di un determinato pensiero e la costruzione di un mondo mediato dall'immaginazione. Ma la nostra volontà di abbandonarci a quel mondo, magari vasto come Guerra e Pace o la Recherche, saprà resistere alle tentazioni? 



La voglia, il tempo e l'attenzione che vi si dedica per una lettura silenziosa e profonda, non si sbriciolano ogni giorno di più, ingoiati nel vortice giocoso di media più veloci?
Cosa rimarrà del libro una volta entrato nel macchinario. Il libro-cyborg, di cui possiamo figurarci ingenue meraviglie, sarà sottile e potrà facilmente connetterci in rete con la biografia dell'autore, essere glossato e commentato online.
Sarà una lettura multilineare, a nostro capriccio potremmo seguire le bizzarrie del caso, infarcirlo di immagini, dopo un secolo tornare alla successiva riga. Vittime di quel che il filosofo Gunter Anders denomina dislivello prometeico. Lo squilibrio del rapporto uomo-macchine.



Ameremo il piccolo vasetto di Pandora, né ci accorgeremo se ciò che ne esce sarà il Male o il Bene, o il Vacuo, che conta? Il medium sarà il messaggio, ne prenderà man mano la forma, per rinverdire la formula di McLuhan.
Affamare il cervello di nuovi bisogni, sempre più volatili e immateriali, crea nuovi disturbi, psicosi, dipendenze altrettanto immateriali. Affamati e folli è uno slogan demente.



Cosa abbiano in comune il libro e la sua immagine fugace di elettricità e prodigio comincia a essere una vaga analogia. Il libro è un oggetto preciso, ingombra un dato spazio, serve a regolare le gambe del tavolo, si macchia di caffè, si spiegazza in un punto letto più volte, resta sempre bene in vista a ricordarti che c'è ed esige almeno che sia onorato, fa niente se non lo capisci del tutto o lui non capisce te, sarà un destino consumato in pagine e sudate carte, di stupefacenti macchine oliate che l'han fabbricato e mani che lo reggono.



O il libro è l'assenza del limite, un sottilissimo coso che può stare i spazi minimi: lo tocchi appena e ti sorride ed elenca diecimila titoli, magari ti consiglia in base al tempo atmosferico la lettura più adatta, aggiunge immagini, profumi e musica a tono, può contenere ogni testo possibile, in qualsivoglia lingua.
Esso sarà tutti i libri dunque nessuno. O avrà la binaria intelligenza di tutta l'era futura. Acceso, spento. Non è un problema di forma, né più un caso di sociologia della lettura, E' ontologico. On/off: Esiste?
Carta vs pixel   di Paolo Veronese



Spero vi sia piaciuto cosi come è piaciuto a me, anche se naturalmente io non ho compreso tutto ( le mie capacità intellettive, sapete, sono limitate).
Se ne avete voglia scrivetemi cosa ne pensate voi, mi farebbe tanto piacere.

mercoledì 3 aprile 2019

LIBRERIE: guardando al futuro 1

Carta vs pixel    di Paolo Veronese

Si è letto che una famosa ditta di arredamenti svedese ha deciso modifiche al suo principale modello di libreria in previsione di una drastica diminuzione di libri cartacei nelle case, per via della futuribile diffusione dell'e-book.



Così, agghiacciato da una prospettiva dove sparisse a poco a poco la seduzione della carta, tatto e olfatto, o il piccolo piacere di sbirciare libri nelle case altrui, titoli e disposizione, come fotocopia di un'anima e delle sue scelte, ho tratto un po' di volatili pensieri, che qui espongo. Sperando che i calcoli svedesi siano buoni quanto le loro leggi.



Le profezie sulla fine dei libri non sono di per sé lettura nuova, senza scomodare le visioni un po' ebeti di Fahrenheit 451 con gli uomini trasformati in ripetitori meccanici di parole, né il califfo Omar che incendiò la Biblioteca di Alessandria perché i libri erano o dannosi, se non conformi al Corano, o inutili se conformi. La storia è lunga quanto il Mahabharata.



Fin dal suo principio, la forma del codice, opposta ai rotoli, fu guardata con certo sospetto dai dotti, che continuarono a srotolare i loro libri di papiro o pergamena.
La diffusione del formato in pagine rilegate fu merito del pensiero cristiano, i quali adepti predilessero la praticità di consultazione (e diffusione) del nuovo prodotto, che in seguito sarà perpetuato nell'alveo della Chiesa nel laborioso silenzio dei monasteri, fino a raggiungere perfetta struttura nella Bibbia di Gutemberg.



Ad inizio Ottocento, con la rapida ascesa della stampa si preconizzava il sopravvento del giornale sul libro; poi l'invenzione del telegrafo di Edison che avrebbe reso tutti i testi in forma sonora; e in seguito il cinema, la radio, il resto.
La sfida a sostituire questo contenitore del pensiero umano ha esercitato un fascino irresistibile, oltre che affrettare previsioni.
Pur rilevando nel Belpaese un attecchimento tutto sommato pigro del fenomeno digitale a discapito della tradizione, risulta evidente che l'ultimo attacco al libro ha connotati affatto diversi, e strategie più subdole, poiché si avvale della nostra complicità.



L'introduzione dell'elettronica non investe solo la forma in cui fruiamo la parola scritta. Un lettore di e-book, potrebbe alla lunga trasformarsi in un oggetto anche più comodo del volume cartaceo, o assumere la forma identica, pseudocarta compresa, con micro celle che si colorano a comando. Non il libro in se cambia ma più ampiamente la stessa lettura, il metodo, cosa e quanto si legge, il perché e nondimeno la profondità con cui ci si possa dedicare al piacere del testo, su cosa focalizziamo l'attenzione, e conseguentemente cosa possiamo ricordare di un libro letto.

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