giovedì 21 dicembre 2017

Il più bel dono di Natale

E per i bambini è anche questo post. Si tratta infatti di una piccola storia pubblicata nell'Anno Internazionale del Bambino 1979 su di un libro di racconti scritti da un'insegnante: Vittoria Gualtierotti Samarelli.

I Racconti della Nonna


Il più bel dono di Natale


Con le testine curve sui banchi, le scolarine della 3° classe femminile scrivono intente le letterina di auguri. E' l'ultimo giorno precedente le vacanze di Natale e la maestra ha  detto:
- Ormai siete delle donnine e dovete voi stesse, da sole, scrivere la letterina ai genitori. Ascoltate quel che vi suggerisce il vostro cuoricino e non preoccupatevi d'altro.

Il suo sguardo s'è posato, amoroso e materno, sui visetti attenti e ha colto un'altro sguardo, quasi disperato: quello di due occhietti azzurri. E' Carmelina, una bionda creatura paffuta e rosea come una bamboletta, che ha bisogno del suo aiuto.
Ne conosce la storia: il padre, beone e strambo, che s'allontana di casa in cerca d'avventura; la madre, eroica e santa, che s'affanna perché nulla manchi alle sue creature.
S'avvicina, si china sulla bimba, la carezza sui capelli, suggerisce:
- Scrivi una bella lettera alla tua mamma,tu.
- Ma io voglio scrivere, anche al papà! Voglio dirgli di tornare a casa! - Nelle parole sono come sospese delle lacrime.
- Ebbene, scrivi, cara, anche al tuo papà.
-Ma non so l'indirizzo e neppure la mamma lo sa.
- Niente paura,Carmelina: Metti la lettera sulla tavola e Gesù Bambino troverà ben lui il modo di farla giungere al papà.
Nel pronunciare sorridendo la pietosa menzogna, il core della maestra trema di pena e una preghiera le sale dal profondo dell'anima perché la piccola sia esaudita.
Carmelina, rasserenata, scrive intanto le frasi ingenue che le fioriscono dall'anima precocemente consapevole del dolore: "Papà mio, vieni presto a casa nostra che sembra vuota senza di te. La mamma piange sempre quando noi non la vediamo e poi dice che è fume che gli fa venire gli occhi rossi. Andreino fa i capricci e dice che tu non ci sei, io ho tanta voglia di vederti, è tanto che non ti vedo. Perché sei andato via papà? Perché non scrivi e non vieni mai? Io non so dove sei, ma ti scrivo lo stesso, perché la maestra m'ha detto che Gesù Bambino lo sa dove sei e ti farà arrivare la mia letterina. Ritorna a casa, papà, noi ti aspettiamo e ti vogliamo bene. Carmelina."
E, più sotto: "Caro Gesù Bambino, io non so dove si trova il mio papà, ma tu sei in Cielo e vedi tutti, lo sai certamente. Forse lui non si ricorda più la strada, ma tu mandagli un angioletto per aiutarlo a trovarla. Io ti prometto che sarò sempre buona, e aiuterò la mamma. Gesù Bambino, fammi questa grazia. Io sono Carmelina Boldi e sto di casa in via del Macello, al numero 8."
All'uscita la maestra ferma la piccina, la conduce con sé  a casa sua, le riempie la bocca di tante cose buone e le regala un bel Gesù Bambino benedicente.
- Prega, Carmelina; Gesù ti ascolterà.




E' la sera della vigilia di Natale. Le vie sono deserte. Ma dalle case illuminate escono suoni e aromi di vivande scelte. E' nevicato, ma ora il cielo è tutto un fulgore di stelle e par di udire, nell'aria, il volo sospeso di mille angeli. E' la notte dell'amore; è la notte della bontà; è la notte della pace. Per tutti, ma specialmente per chi soffre. 
Un uomo imbacuccato in un largo mantello passa rasente ai muri, guardingo e furtivo come un ladro. Un cappellaccio gli copre il viso a metà, nella destra stringe una borsa rigonfia. cammina adagio, fermandosi ogni tanto, come uno che non ne può più. Deve venire da lontano. Le scarpe logore e slabbrate accusano un lungo cammino.
Ecco, si ferma davanti ad una casa debolmente illuminata. Una finestra senza tende permette di curiosare all'interno: due bimbi sono inginocchiati davanti a un asse posata su una sedia dove, tra il muschio e due candelette accese, un Gesù Bambino sorridente apre le braccia nel gesto dell'abbraccio e della benedizione. Dietro di loro una donna ancor giovane, con i segni delle sofferenze e delle privazioni sul viso smunto e sul corpo stanco, suggerisce la preghiera che il viandante non sente ,ma intuisce,
Un'emozione terribile s'impossessa di lui, un tremito lo scuote tutto. Cade in ginocchio nella neve e singhiozza: come ha potuto abbandonare la sua casa, la sua donna, i suoi figli? sono essi che l'hanno ricondotto sulla retta via; sono essi che l'hanno trattenuto tante volte sull'orlo dell'abisso.
Si alza, guarda ancora: i bimbi non ci sono più. Certo la madre li ha accompagnati nell'altra stanza,a letto. Sulla tavola è l'avanzo della cena: v'è anche qualche stagnola: un torroncino, forse, comprato a prezzo di chissà quali sacrifici. D'un tratto la bimba rientra: è in sottanella e scalza. Si avvicina all'improvvisato tavolino dove, tra le candele ora spente, c'è Gesù Bambino, gli posa accanto un foglio, gli manda un bacio sulla punta delle dita, scappa via.
Un desiderio struggente delle sue creature s'impossessa dell'uomo. Vuole, deve entrare; vuole, deve chiedere perdono.
Ora è la donna che ritorna. Si avvicina alla tavola per sparecchiare e...: - Maria, sono io, Carlo che ritorna; aprimi, se mi perdoni.-
Semplice, la donna gli corre incontro. La porta si chiude, la casa riaccoglie il fuggiasco pentito.
Nel lettino i bimbi sognano, abbracciati uno all'altro. L'umo piange sulla letterina della piccola Carmelina, mentre la donna si affanna a preparargli un po' di cena.
Si, Gesù l'ha trovato, l'ha ricondotto alla sua casa, per sempre.
E Carmelina potrà sulla sua pagina di cronaca I doni di Natale scrivere: "Il più bel dono di Natale lo abbiamo avuto noi. Papà è tornato per sempre ed ora lavora ed è allegro e non va più all'osteria".





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