lunedì 23 marzo 2020

Calamari allo zafferano

Di quaresima il venerdì pesce!!!
E il libro di oggi ne riporta tante ricette, tutte abbastanza facili e gustose:
Il pesce dalla raccolta Grande scuola di CUCINA MODERNA 2006.
Ne volete una prova eccola:




CALAMARI ALLO ZAFFERANO
Ingredienti per 4 persone
800 g di piccoli calamari già puliti
una grossa cipolla
zafferano
2 spicchi d'aglio
un peperone verde
un'arancia non trattata
2 dl di vino bianco secco
passato di pomodoro
50 g di olive verdi e nere
olio sale pepe

1)In una casseruola con 4 cucchiai d'olio fate appassire l'aglio e la cipolla sbucciati e tritati, senza farli rosolare.
Unite i calamari lavati, asciugati con carta assorbente e tagliati a listarelle. Fateli rosolare a fuoco vivo mescolandoli con un cucchiaio di legno.
Sciogliete nel vino una bustina di zafferano.
Mondate e lavate il peperone, poi tagliatelo a pezzetti e unitelo ai molluschi con il vino allo zafferano.
Lasciate evaporare per 5 minuti.

2)Incorporate ai calamari 4 cucchiai di passato di pomodori e una scorzetta d'arancia tritata finemente.
Salate, pepate, coprite e proseguite la cotture a fuco basso ancora per 20 minuti circa.

3)Circa 5 minuti prima del termine della cottura, alzate la fiamma per far evaporare l'eventuale liquido in eccesso, aggiungete le olive snocciolate e divise a metà, regolate di sale, pepate e servite immediatamente.



sabato 21 marzo 2020

La LUCERTOLA nell'ARTE

 Anche per "l'animale del mese" ho scelto il libro La natura e i suoi simboli edizione ELECTA 2004, riportando una pagina del secondo volume.



In ambito iconografico la lucertola ha assunto un doppio e opposto significato, individuabile a seconda del contesto in cui viene rappresentata.
L'attitudine della lucertola a cercare sempre la luce del sole è stata interpretata dai padri della Chiesa come l'immagine dell'uomo che anela a Cristo, quindi come simbolo di fede.


Probabilmente tale interpretazione deriva dai bestiari medioevali. Si dice infatti che, quando invecchia, la lucertola perda la vista. Allora, completamente cieca, striscia nelle fenditure di un muro rivolto verso Oriente e una volta al sole riacquista la vista perduta.
Allo stesso modo deve comportarsi l'uomo cercando il sole di Gesù che aprirà gli occhi del suo cuore.
La lucertola però può assumere un'accezione negativa e quindi diventare emblema del male, in quanto in un passo del Levitico viene menzionata tra gli animali impuri.


Proprio alludendo a questa seconda simbologia l'animale viene ritratto in alcune nature morte e scene di sottobosco, tipiche sopratutto della pittura barocca nordica, in cui all'immagine diretta si sovrappone il messaggio simbolico dell'eterna lotta tra il bene e il male.
Il piccolo rettile infine può comparire anche come attributo della Logica nelle raffigurazioni delle sette arti liberali.

giovedì 19 marzo 2020

Il fiore del mese: Il TULIPANO

La pagina dedicata al fiore, che vi trascrivo oggi, l'ho "rubata" ad un libro di piacevole lettura e ricco di curiosità La natura e i suoi simboli edizione ELECTA  2004.
Mentre le immagini sono di una pittrice-naturalista tedesca del XVII secolo, una delle tante fantastiche donne di cui non si parla mai, MARIA SIBYLLA MERIAN

TULIPANO


Il tulipano, originario della Persia, viene importato per la prima volta a Vienna nella seconda metà del XVI secolo dal console austriaco a Istanbul, e in poco tempo si diffonde in tutta Europa riscuotendo un notevole successo, sopratutto in Olanda. 
Agli inizi del XVII secolo, grazie ai vari incroci, ne vengono coltivate più di centoquaranta varietà, alcune delle quali molto rare e di conseguenza costose.
Tra le specie più ricercate si ricorda il cosiddetto "tulipano celeste", che ben pochi avevano visto veramente, quelli striati e quelli rossi.



La fortuna di questo fiore è di tale portata, che per organizzarne il mercato viene istituita ad Amsterdam una vera e propria borsa specializzata, dove è possibile scommettere sui colori dei nuovi bulbi guadagnando o perdendo parecchie somme di denaro.
Quella del tulipano finisce per diventare una mania, al punto che quando, nel 1637, i prezzi precipitano, nemmeno l'intervento diretto degli Stati Generali riesce in qualche modo a far fronte all'emergenza.



Le numerose nature morte con tulipani, molto frequenti nella pittura fiamminga del XVII secolo, sono chiaramente connesse a questo fenomeno e al crollo economico a esso legato.
Inoltre il tulipano, non solo in quanto fiore, ma probabilmente anche a causa della sua "preziosa" bellezza, appare anche in numerose nature morte che alludono al concetto di caducità dei beni terreni di fronte alla morte: le famose "vanitas".


Maria SYbilla Merian
1647 - 1717
Secondo un'antica leggenda persiana, il tulipano,
sarebbe nato dal sangue e dalle lacrime
di una fanciulla avventuratasi nel deserto
alla ricerca del suo amato,
diventando così simbolo d'amore.


ilibridialice.blogspot.com

In questo periodo di reclusione "forzata" torno a invitarvi alla lettura del blog "ilibridialice.blogspot.com" dove Alice ci suggerisce letture, anche gratuite, di vari libri dei quali ci racconta la storia in poche righe senza annoiare.
Provate a dare un occhiata e ditemi se non avevo ragione....


giovedì 5 marzo 2020

MARZO IRREQUIETO

Una leggenda calabrese ci racconta la bellezza del mese di MARZO.  
Tratta da "Antologia italiana per le scuole di avviamento professionale" del 1957 eccovi un racconto di MARINA SPANO che vi farà "innamorare" di questo mese pazzerello.
Ho scelto di accompagnare il racconto con immagini di una grande illustratrice:
 CARLA RUFFINELLI



Tre erano i figliuoli della Primavera, Marzo, Aprile, Maggio, allegri gli ultimi due, simpatici e tanto piacevoli, mentre il primo era un fantastico bizzarro, che pareva fatto apposta per far impazzire la gente.
Bello e gagliardo, con gli occhi azzurri che qualche volta si oscuravano per un repentino corruccio, i capelli a ciocchette del color della viola, correva sempre con le gambe all'aria, faceva dispetti, gridava, per il cielo come un indemoniato, scagliava acqua e qualche volta anche gragnuola sui fiori e sugli alberi spaventati.
La sua irrequietezza era proverbiale.



Essendo però Marzo il maggiore dei tre figli, la madre aveva per lui una vera predilezione. Voleva, è vero, un gran bene anche ad Aprile e a Maggio, ma soleva dire che gli strilli, i corrucci, le scorrazzate di quel monello erano la sua passione.
A questi tre ragazzi la Primavera delegava, per un mese ciascuno, il governo dei vènti, e quando le cose erano nelle mani di Marzo naturalmente la prima a tremare era la madre.
Delle cose del cielo in quel mese non se ne capiva nulla: ora il cielo scottava come di giugno, ora una tramontana gelata scendeva dai monti e faceva rabbrividire i germogli; ora il cielo si copriva di nubi come di gennaio, e quel pazzo monello, dopo aver raccolto sulle montagne delle burrasche di neve e di gragnuola, le scagliava per la campagna, facendo strage di fiori e di gemme.



Un giorno sua madre gli disse:
-- Senti, Marzolino mio, tu sai: in tutto l'inverno ho accumulato un subisso di biancheria sporca, che ora vorrei lavare.
Così dicendo ella mostrò al figlio un immenso cumulo di nuvole color sudicio, accatastate all'orizzonte. e continuo così:
-- Ti prego di farmi qualche giorno di buon tempo, con un bel sole forte, perché voglio fare un bucato di tutto ed asciugarlo il più rapidamente possibile..
E Marzo naturalmente si diede a rassicurare compiutamente la madre che l'avrebbe accontentata in tutto e per tutto.



L'indomani, di buon'ora, la Primavera era in gran faccende, e a mezzogiorno già una buona quantità di panni candidi, era stesa al sole, che splendeva magnifico in cielo.
Tutto andava per il meglio, quando Marzo, affacciatosi ad un angolo dell'orizzonte, e vedendo quel candido bucato disteso sui monti, e la mamma tutta intenta a sciabordare nelle acque profonde, fu preso da uno di quegli irresistibili impeti di monelleria che sono il meglio e il peggio del suo carattere.
-- che bella cosa -- disse tra sè -- portare un po' in giro per aria tutto quel bucato! Mia madre è tanto, tanto carina quando corre qua e là, coi capelli in aria, a raccattare i suoi panni!
Detto fatto, apre l'otre dei venti, ed ecco un furioso maestrale sbucar fuori con la testa arruffata e la faccia umida, e mettersi a correre come un matto verso la pianura.


Solleva nuvole di polvere, scavezza ramoscelli, sbatacchia rabbiosamente le chiome degli alberi e finalmente si precipita sul bucato: lenzuola, tovaglie, camicie, sciarpe, tutto all'aria!
Qualche lenzuolo si straccia sui cespugli della montagna e va a finire nelle forre, altri vengono sollevati per aria e trasportati a precipizio nell'azzurro e sul mare: il cielo è tutto pieno di stracci variopinti, sbattuti qua e la dalla furia del vento.
La povera Primavera, disperata, coi capelli all'aria, corre per i campi cercando di agguantare a volo quei panni volanti, e grida e chiama e si aggrappa agli alberi per non essere sbattuta via anche lei nella tempesta.
E intanto uno squillo di risa argentine risuona per le campagne: ridono rombando gli alberi dei boschi, ridono le fontane, e ride pazzamente Marzo, con i grandi occhi azzurri spalancati dietro le cime dei monti.