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martedì 23 giugno 2020

Marmellata di PAPAVERI

Da un bellissimo, originalissimo,  manuale di cucina eccovi la ricetta di una marmellata estiva:


Marmellata di papaveri 

Mettete al fuoco quattro mele renette dopo averle lavate con cura e tagliate a pezzi ma senza sbucciarle o privarle del torsolo, insieme a un bicchiere di acqua.
Farle cuocere per circa venti minuti poi passarle al passaverdure.
Preparare uno sciroppo denso mettendo su fuoco basso un chilo di zucchero e un bicchiere d'acqua.
Quando comincia a bollire unite il purè di mele e il succo di un piccolo limone.
Lasciate cuocere e intanto ridurre in pasta in un mortaio o nel frullatore 350 grammi di petali di papavero da unire subito alla marmellata.
Mescolare bene e cuocere circa 20 minuti poi invasare a caldo.
Tappare ermeticamente i barattoli.

Di Lina Marenghi CUCINARE COI FIORI centouno ricette profumate 1997 


domenica 26 aprile 2020

Uno sa camminare sull'acqua l'altro è tutta passione

Dallo stesso libro dell'ultimo post, "La riserva di Castellaro Lagusello", vi voglio riportare l'animale e la pianta di questo mese.

Come animale ho scelto lo SVASSO; bellissimo uccello acquatico del quale, proprio in questo periodo, potete osservare la danza nuziale (Oltre che sul lago di Castellaro se ne possono vedere diversi anche sul Lago di Garda.), uno spettacolo MAGICO.



Svasso Maggiore - Podiceps Cristaus
Fra gli uccelli del lago è sicuramente uno dei più belli per forme, colori, portamento.
Per tutto l'anno lo possiamo osservare sullo specchio d'acqua libera; di tanto in tanto si tuffa per cacciare e riemerge poi, dopo un certo tempo, in un punto che può essere anche molto distante.


Nella sua danza
cammina sull'acqua
All'inizio della primavera, quando la coppia si forma, la complessa parata nuziale costituisce uno spettacolo affascinante, eseguito spesso nel mezzo del lago.
Il nido è un ammasso di vegetazione galleggiante, ancorato presso il bordo del canneto.
Appena nati i piccoli sono già in grado di allontanarsi dal nido e di nuotare.
Essi rimangono tuttavia accanto ai genitori, che per i primi tempi li portano spesso sul dorso e in tale posizione li imbeccano.



Guardando sul lago nella tarda primavera, è assai facile osservare tutta la famiglia, con i piccoli intorno oppure trasportati fra le piume degli adulti.




Anche il fiore da me scelto tra quelli presenti nella flora di Castellaro Lagusello è un fiore di grande bellezza: Il GIGLIO ROSSO.



Giglio rosso - Lilium bulbiferum
Il giglio rosso è uno dei fiori più belli tra quanti fioriscono nella conca morenica di Castellaro.
Esso vegeta abitualmente in montagna, sopra i 500 metri, nei prati freschi, ma nei nostri ambienti prediligie i boschi dove evidentemente trova un maggior grado di umidità.



Pianta alpina, è scesa verso la pianura incalzata dal ghiacciaio benacense che, all'epoca del suo massimo sviluppo, si è spino fino a Vota Mantovana.
Quando, con l'avvento di un clima più caldo, il ghiacciaio si è ritirato, il giglio rosso è restato sulle colline di Castellaro, ove ormai si era acclimatato.
Per la sua rarità e la sua bellezza merita il più assoluto rispetto e non va raccolto. E' specie protetta.


Nel linguaggio dei fiori:
"Brucio di passione"

venerdì 10 aprile 2020

L'albero di PASQUA

Dalla stessa enciclopedia per ragazzi dalla quale ho trascritto IL GATTO ora vi scrivo di un bellissimo albero che quando fiorisce annuncia la PASQUA: 
Il Ciliegio
Un grande ciliegio fiorito sullo sfondo di un cielo celeste e sereno è qualcosa di immensamente bello che prepara l'animo all'arrivo della gioia della resurezzione.
Da CONOSCERE enciclopedia per ragazzi dei Fratelli Fabbri Editori 1963 volume II. 




Ogni anno la fioritura dei ciliegi annuncia la primavera e il loro frutto inaugura trionfalmente la bella stagione.
Col suo rosso smagliante, sia che trabocchi dai canestri dei fruttivendoli, sia che occhieggi sull'albero, la ciliegia ci da sempre letizia: comincia l'estate, la stagione tanto ricca di frutta fresca e dolce.
Il ciliegio appartiene al genere Prunus e alla famiglia delle Rosacee. Suoi prossimi parenti, appartenenti cioè alla stessa famiglia, sono il susino, il melo, il pero, il mandorlo, l'albicocco, il pesco, il nespolo, la fragola, il lampone e il rovo.



Esistono diverse specie di ciliegi. Le principali sono: 
Prunus avium, chiamato ciliegio di montagna o ciliegio agreste. Cresce spontaneamente nei boschi d'Europa centrale e dell'Italia. E' un albero che raggiunge l'altezza di 15-20 metri; il suo frutto è piccolo e molto dolce.
Prunus mahaleb, chiamato ciliegio di Santa Lucia o anche magaleppo. E' un arbusto cespuglioso, che da un frutto di nessun valore ma serve ottimamente come sostegno per l'innesto.
Prunus cerasus, chiamato visciolo o amaresco. Raggiunge la modesta altezza di 3 o 4 metri; il frutto ha polpa molto sugosa, di sapore aciduolo, spesso amarognolo; è chiamato comunemente amarena. Questa pianta è originaria dell'Asia Minore. Venne portata in Italia da Lucullo, generale romano famoso per la sfarzosità dei suoi banchetti. In alcuni scritti antichi si legge che Lucullo raccolse la pianta a Cerasonte, città dell'Asia Minore, e la trapiantò nei suoi giardini, circa 65 anni prima di Cristo.



Il ciliegio, rispetto al clima, è poco esigente; esso cresce in qualsiasi zona, dalla Sicilia alle Alpi. E' una delle piante da frutto più resistenti al freddo; infatti la temperatura diventa mortale per il ciliegio solo se giunge a 30 gradi sotto zero. Inoltre esso si adatta alla maggior parte dei terreni; teme soltanto il terreno troppo umido.




I fiori del ciliegio escono a mazzetti di  tre o quattro da un'unica gemma.
Questa disposizione (chiamata infiorescenza)
favorisce il richiamo visivo per gli insetti
che contribuiscono al trasporto del polline
dalle antere ai pistilli dei fiori.


La foglia appena uscita dalla gemma,
è piegata lungo la nervatura principale
e le due metà rimangono per qualche tempo incollate
una sull'altra da una specie di resina:
si ha l'impressione di una foglia con un unico lembo.
In questo modo la pianta protegge le foglie,
ancora sottili e delicate,
dal calore del sole.







giovedì 19 marzo 2020

Il fiore del mese: Il TULIPANO

La pagina dedicata al fiore, che vi trascrivo oggi, l'ho "rubata" ad un libro di piacevole lettura e ricco di curiosità La natura e i suoi simboli edizione ELECTA  2004.
Mentre le immagini sono di una pittrice-naturalista tedesca del XVII secolo, una delle tante fantastiche donne di cui non si parla mai, MARIA SIBYLLA MERIAN

TULIPANO


Il tulipano, originario della Persia, viene importato per la prima volta a Vienna nella seconda metà del XVI secolo dal console austriaco a Istanbul, e in poco tempo si diffonde in tutta Europa riscuotendo un notevole successo, sopratutto in Olanda. 
Agli inizi del XVII secolo, grazie ai vari incroci, ne vengono coltivate più di centoquaranta varietà, alcune delle quali molto rare e di conseguenza costose.
Tra le specie più ricercate si ricorda il cosiddetto "tulipano celeste", che ben pochi avevano visto veramente, quelli striati e quelli rossi.



La fortuna di questo fiore è di tale portata, che per organizzarne il mercato viene istituita ad Amsterdam una vera e propria borsa specializzata, dove è possibile scommettere sui colori dei nuovi bulbi guadagnando o perdendo parecchie somme di denaro.
Quella del tulipano finisce per diventare una mania, al punto che quando, nel 1637, i prezzi precipitano, nemmeno l'intervento diretto degli Stati Generali riesce in qualche modo a far fronte all'emergenza.



Le numerose nature morte con tulipani, molto frequenti nella pittura fiamminga del XVII secolo, sono chiaramente connesse a questo fenomeno e al crollo economico a esso legato.
Inoltre il tulipano, non solo in quanto fiore, ma probabilmente anche a causa della sua "preziosa" bellezza, appare anche in numerose nature morte che alludono al concetto di caducità dei beni terreni di fronte alla morte: le famose "vanitas".


Maria SYbilla Merian
1647 - 1717
Secondo un'antica leggenda persiana, il tulipano,
sarebbe nato dal sangue e dalle lacrime
di una fanciulla avventuratasi nel deserto
alla ricerca del suo amato,
diventando così simbolo d'amore.


lunedì 6 gennaio 2020

Il fiore del mese di GENNAIO:


L'ELLEBORO Fetido è così definito per via dell'odore forte e sgradevole che emana quando è maneggiato. Cresce nei prati umidi e nelle zone boscose all'inizio della primavera, e i suoi graziosi fiori color verde tiglio pendono come campane.
In tempi remoti la pianta era considerata un portafortuna e veniva usata in un rito per proteggere il bestiame dal male. 
Melampo, un indovino e guaritore che visse 1400 anni prima di Cristo, usava l'Elleboro come rimedio contro la pazzia.
E' strettamente legato alla Rosa di Natale, l'Helleborus niger.
Da Il linguaggio dei fiori selvatici




Su svegliati, su levati
E vammi in cerca dell'elleboro nero, 
Che il senno renda a questa creatura.
Da "La figlia di Iorio, Gabriele D'Annunzio, 1863-1938.