sabato 13 gennaio 2018

4 Storia di un poeta cinese

Il primo libro di Li Po scritto da Vittorio Saltini nel 1981



Dal risvolto di copertina
Questo romanzo evoca e reinventa la vita avventurosa di un grande poeta Li Po, vissuto tra il 701-762 dopo Cristo, epoca d'oro per la letteratura cinese, sotto la dinastia T'ang.
Come nella vita, così in questo romanzo, la figura di Li Po emerge con la sua straordinaria ricchezza vitale, come quella di un avventuriero e di un gaudente senza fisso mestiere né dimora, gran bevitore e grande amatore.


Il poeta Li Po
Da pagina 125
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Partì in una giornata di gran vento, che nel cielo correvano nuvole scure. "Viaggerò con loro", pensava. Uscito dalla Porta di Levante, cavalcando il mulo che il mandarino Yang gli aveva donato, si volse a salutare con la mano quel caro zio, che con la carrozza e la scorta a cavallo lo aveva accompagnato fin sul ponte levatoio sotto le rosse mura. E non si voltò più indietro. Alla svolta della strada fu contento di sentirsi solo, sotto quel cielo sconfinato, di contro a un mondo ignoto.
Proprio allora cominciò a piovere: grosse gocce rade, che il vento inclinava, venivano giù dai nuvoloni scuri. Senza scendere dal mulo, Po aprì con fatica il grande ombrello verde che portava con sé. Sforzandosi di tenerlo controvento, si guardò intorno: la strada, fiancheggiata da rade capanne, da cespugli e da alberi coperti dalla trina delle prime foglie, si snodava in discesa, a perdita d'occhio, fra poggi argillosi e rocce sparse.
Spazzando i campi, la pioggia ventosa piegava le teste o spezzava gli steli, fra l'erba, d'un tremante esercito di piccoli fiori gialli. Po non udiva altri rumori che il passo del mulo e il ticchettio precipitoso o il fruscio delle gocce sull'ombrello, sulle foglie, sui sassi della strada. Lontano, il fumo nero d'un incendio silvestre restava sospeso a mezz'aria.
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Nel cielo blu s'accendono le stelle
sopra i picchi dei monti. Un vento gelido
spazza le foglie, l'erba, i miei capelli.
Nel buio suona un flauto. Dov'è?



venerdì 12 gennaio 2018

3 Restiamo nel "tormentato"oriente

Quattro pezzi di giada scritto da Eric van Lustbader nel 1985



Dal risvolto di copertina
Come le pedine del "Wei-gi", l'antico gioco cinese, quattro enigmatici pezzi di giada contengono la chiave da cui dipende il destino di tutta Hong Kong.
Un terribile segreto per il quale lottano senza esclusione di colpi il governo degli USA, la "Mafia Gialla", i comunisti cinesi e un personaggio misterioso che si cela nell'ombra: Jian "l'imbattibile".


Dalla prima pagina (pag.9)
Tokyo oggi (anni 80 circa)
Il vecchio con le spalle curve uscì dalla pioggia, ammainando il suo jan-omegasa, ombrello di carta di riso, come se fosse la vela di una barca. Con una certa lentezza salì il gradino d'ardesia e superò la vaschetta di pietra scolpita, dentro cui fluiva dell'acqua limpida da una canna di bambù sovrastante.
Si fermò un attimo, rizzando il capo come il più attento degli scolari, e rimase ad ascoltare quella confluenza di suoni: il ticchettio della pioggia alle sue spalle, il festoso gorgogliare dell'acqua che scorreva lì accanto. In quella combinazione riscontrò il miscuglio di malinconia e di gioia che rendeva la vita degna di essere vissuta. "C'è una certa tristezza nella bellezza", rammentò che suo padre gli diceva quando era bambino. "Quando lo avrai capito, non sarai più un ragazzo."
Il vecchio scosse il capo, sorrise debolmente e penetrò attraverso la tenda a palline del nawanoren.
L'interno del locale era piccolo e affollato di uomini che bevevano e mangiavano. Il fumo saliva a spirale come il fiato di un drago, e si dissolveva lentamente, l'asciando una caligine grigia.
Il nawanoren era una specie di pub di quartiere, il cui nome derivava letteralmente dalla tenda a palline che in passato era stata l'unico accesso al locale.
"Irasshaimase" lo salutarono gli amici, mentre sfiorava passando un'alta figura in kimono.
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mercoledì 10 gennaio 2018

2 La storia di... una donna, una famiglia, una nazione.

Dinastia di Robert S. Elegant scritto nel 1977



Dal risvolto di copertina
Saga di una potente, ricca e complessa famiglia euroasiatica, unita da un forte senso del clan e divisa da adulteri e morti. Fa da sfondo e sostegno la storia della cina dal 1900 alla rivoluzione culturale di Mao.



Dalle pagine 26 e 30 
(1900) .....
La Orion avanzava fra isolette rocciose venate di vegetazione smeraldina, posate come meteoriti sul mare spazzato dal vento. In lontananza, alla sua sinistra, si alzava un filo di fumo, e una forma scura che avrebbe potuto essere una piccola imbarcazione si muoveva avanti e indietro sotto un'allungata ombra verticale che avrebbe potuto essere una vela. 
Non vide altri segni di vita umana. Eppure le sue narici furono assalite da strani odori che sommergevano il pulito sentore di salsedine del mare: Fumo di legna e incenso, uno sgradevole tanfo di muffa e il fetore della decomposizione, un nauseante lezzo di escrementi e un aroma d'aglio e di spezie.
"La fragranza dell'Oriente. La chiamano Hong Kong: il Porto Fragrante."
Le borbottò Metcalfe in un orecchio.
"C'è il puzzo di putredine, naturalmente, ma sopratutto gli effluvi della principale occupazione cinese: il mangiare. Ci sono fumo di legna, aglio, coriandolo, anice, aceto, salsa d'ostriche, pesce secco e maiale arrostito. E sopratutto, piccante salsa di soia marrone scuro."
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La grigia massa all'orizzonte si era rivelata un'isola costellata di colline irregolari e di una cima che, come Mary sapeva, si chiamava Picco Vittoria in onore della giovane regina che era salita al trono solo quattro anni prima e che Hong Kong diventasse formalmente una Colonia della Corona nel 1842,
La Orion passo accanto alla minuscola isola con un bianco faro sulla sommità e due casette abbarbicate sui pendii, Si chiamava Isola Verde, Mary aveva appreso dalle carte geografiche che aveva studiato. Sull'isola di Hong Kong file sovrapposte di baracche di bambù, legno e giunchi intrecciati scendevano come gradinate in rovina fino all'orlo del porto.


La giovane regina Vittoria
Galeoni in miniatura dagli alti casseri erano sballottati dai flutti spumosi. Le loro vele rattoppate erano un bizzarro mosaico giallo macchiato, marrone rugginoso e rosso stinto di teli tesi su fragili ossature di bambù. Mary si meraviglio che quei fragili teli rattoppati non si lacerassero, ma spingessero quei goffi natanti attraverso i flutti. essi si dirigevano deliberatamente verso la Orion  trascinando bianche scie contorte dietro le loro poppe quadrate.


La Orion virò maestosamente a dritta, e la sua sirena urlò ripetutamente. Alle orecchie stupefatte di Mary il selvaggio ululato risuonò luttuoso e insieme gioioso. La nave esprimeva il suo dolore per la fine del lungo viaggio mentre gridava esultanti saluti alla meta finalmente raggiunta.
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martedì 9 gennaio 2018

1 Una saga lunga quattrocento anni

LA BAIA di Jiames A. Michener scritto nel 1978



Breve presentazione tratta dal risvolto di copertina.
E' una grande saga che copre quattro secoli di storia e di vita americana, dall'esistenza innocente della tribù dei Susquehannocks, che nel 1500 abita l'intatto paradiso del Maryland, fino agli Stati Uniti del 1978, dopo il Watergate.
Il libro è vasto, ricchissimo di storie, persone, problemi, miti e demistificazioni: dalla vorace conquista dei primi coloni allo spavaldo ottimismo della gente di frontiera: dal commercio iniquo di schiavi neri, cardine della nuova ricchezza, alle lotte per l'abolizionismo e i conseguenti conflitti tra le diverse confessioni religiose... fino ai nostri giorni.


Dalle pagine 17 e 18
..... (1583)
 Tutte le frasi piene di disprezzo che Pentaquod ora andava ricordando a proposito delle tribù orientali non facevano che aumentare la sua simpatia verso di loro. Se erano diverse dai susquehannock, bene; se erano diversi dai potomac, meglio ancora. E, quasi a confermare il suo giudizio, proprio allora scorse sulla sponda orientale la foce ampia e accogliente di un fiume, custodita da un'isola bassa, ricca di splendidi alberi.
Il fiume era vasto, calmo e pieno di uccelli.
Così, in mezzo alla baia di Chesapeake, Pentaquod, il susquehannock stanco della guerra, non puntò la sua canoa verso la turbolenta sponda occidentale, come aveva pensato in un primo tempo, ma verso la più quieta sponda orientale, e quel semplice gesto determinò tutto il resto.
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Il terreno era basso, ma gli alberi dell'isola si elevavano così alti e irregolari da dare l'impressione di una collina. Querce, aceri,  eucalipti, castagni, betulle, pini altissimi e agrifogli iridescenti crescevano così fitti  che quasi non si scorgeva il suolo e proprio quegli alberi protessero Pentaquod quando, tirata in secco la canoa, crollò sfinito per la fame e il sonno.
Si svegliò con una sensazione piacevolissima: giaceva su un letto di aghi di pino, soffice e profumato, e quando levò lo sguardo non vide il cielo perché i pini, che crescevano alti e diritti, formavano coi loro rami una sorta di copertura attraverso cui non passavano i raggi del sole. Questo gli diede un senso di sicurezza e, prima di riaddormentarsi,  mormorò: "E' un buon posto, questo posto di alberi."






lunedì 8 gennaio 2018

0 Un nuovo scatolone di libri

Non puoi iniziare un nuovo capitolo della tua vita
se continui a rileggere l'ultimo.
Ho aperto uno scatolone di libri, saranno una trentina (tutti in copertina rigida), appartenuti a una signora, buona lettrice, venuta a mancare poco più di un anno fa. Stavano su due ripiani della sua capiente libreria e sono per lo più romanzi un po' vecchiotti (scritti tra gli anni 70-90, mi pare).
Intendo trascriverne una pagina per ciascuno, per farveli conoscere.


Le mie intenzioni sono sempre buone, ma sapete come si dice "Tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare" ... Spero di riuscire nell'impresa.