sabato 14 gennaio 2012
CICERONE scrittore
Tra i libri di scuola della nostra bancarella
ve ne sono alcuni che "insegnano" il latino.
Da uno di questi abbiamo tratto questo bel profilo di
M. Tullio Cicerone a cura di Ervinio Zorzi del 1958.
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Aiutato da grande facilità di produzione, scrisse moltissimo, mediocremente in versi, con insuperata maestria in prosa.
Durante tutta la vita compose, pronunziò e scrisse orazioni; nei periodi di calma o inattività forzata produsse poderose opere retoriche, frutto di vari decenni di pratica forense, o stese notevoli opere filosofiche, dopo tutta una vita di consuetudine coi libri ed i pensatori.; in più, ci lasciò le sue lettere, specchio minuto e fedele di vita vissuta.
E' assurdo giudicare Cicerone come scrittore: il latino, come lingua, come stile, come pensiero persino, è lui, è Cicerone.
A Cicerone noi riferiamo i predecessori e diciamo: sono arcaici.
A Cicerone noi riferiamo i successori e diciamo: sono decadenti.
Gli scrittori semplicemente latini sono tutti "ciceroniani": soltanto i grandissimi, gli universali, seppero essere altro.
Essi furono geni di se medesimi; Cicerone fu il genio del popolo latino.
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martedì 10 gennaio 2012
TRE LETTURE
In questo periodo, sul mio comodino, ci sono tre libri, scelti dalla nostra bancarella, per le mie letture serali.
Per incuriosirvi, per invogliarvi a leggere, per farvi conoscere nuovi autori di vecchi libri ve ne trascrivo alcuni brani.
Come avrete modo di constatare, leggendo, tutti e tre i brani scrivono di modi, tradizioni, ambienti della metà del '900 nonostante si tratti di libri molto diversi tra loro.
Questo per dire che per conoscere i luoghi, la storia ,le culture, le letture devono essere il più varie possibile!!
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| La terra si misura a pertiche e poi a piò e il piò sta nell'ettaro pressapoco tre volte... |
Da: La statua di sale di Agostino Turla del 1964.
Non è un gran podere quello che lavoriamo noi, ne si può certo paragonarlo alle Valenche.
Ma insomma diciotto piò, che sarebbe come dire sei ettari all'incirca, rappresentano per la nostra famiglia un estensione più che sufficiente; anche se i pigionanti, che stanno alloggiati al Quartiere in buon numero, non facciano altro che sfruttare come loro è meglio concesso il proprio diritto di nullatenenti e s'industriino di far sciamare sul nostro interi eserciti di pollame. Senza contare che, naturalmente, i campi, a tempo opportuno, se li spigolano loro, e che loro appartengono, come d'uso, le seccarole ed ogni frutto o raccolto che venga su per le rive.
Bernardo Manzù, soprannominato mulinèr, il proprietario del Quartiere, è uomo però che la gente la lascia vivere in pace.
Grano, granturco e legna, beninteso, vanno divisi del tre, come tutti gli altri prodotti; e ciò significa che a noi rimane un terzo e che le altre due parti prendono il volo verso fòndachi padronali abituati ormai, col concorso s'intende di altri poderi, a farsi carichi d'ogni grazia di Dio.
Ad ogni modo, si vive.
Bernardo Manzù non sarebbe capace di torcere un capello ad anima viva... Basta vederlo.
Un volto largo e placido, nel quale s'esprime una sorta di tranquillità che pare tradursi ad ogni attimo in parola quasi per dire:- Ecco qua il benessere in persona-. Da queste parti non lo si incontra per strada sovente.
Si fida di noi.
Non è certo di quelli che stanno tutto il giorno giù per i campi a sindacare sulla maggiore o la minore, proficua o meno proficua, attività dei suoi dipendenti. Ma quando lo si vede, non c'è uomo in tutto il contado che non provi gioia a salutarlo.
Poiché la superbia, o insomma quel po' di contegno che i padroni han l'abitudine di concedersi, Bernardo Manzù non sa neanche dove stiano di casa, risponde a tutti con quella larga e quasi clamorosa cordialità che rivela subito il puro di cuore.
Bernardo Manzù è, infatti, un puro di cuore.
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| Si stupirono che i loro vecchi trovassero gusto a inventare parole per offendere e provocare... |
Da Storie bresciane misteriose e strane del 1974.
Fra le cose che sono scomparse o sono in via di rapida estinzione, per effetto delle trasformazioni sociali degli ultimi trent'anni, vi è certamente l'uso dei nomignoli che un tempo si affibbiavano agli abitanti di un paese, o di un quartiere e perfino di una città.
Da cosa nascevano questi nomignoli?
Generalmente dal clima di campanilismo acceso, che spesso diventava vera e propria ostilità, che divideva comune da comune, quartiere da quartiere, addirittura frazione da frazione.
In questo ambiente maturavano le definizioni sprezzanti rivolte ai vicini e maturavano purtroppo anche le risse della domenica sera, quando, nella stessa osteria, abitanti di contrade diverse trovandosi gomito a gomito allo stesso tavolo intorno alla stessa partita di carte o di morra, riscaldati dal vino e magari dal svolgere sfavorevole della partita, si ricordavano del nomignolo offensivo e lo lanciavano in faccia all'avversario.
Il resto veniva da se; come venivano chiamati dall'oste i carabinieri e qualche volta il medico condotto...
Altra occasione di scontro erano le sagre.
I giovanotti ci andavano per divertirsi, per conoscere ragazze e corteggiarle, suscitando la reazione dei giovanotti del paese che consideravano queste "incursioni" come una sorta di pascolo abusivo.
Si cominciava con le occhiate torve, col ricorso ai famigerati nomignoli, con qualche gesto di sfida, per arrivare agli spintoni, ai pugni, talvolta anche alle coltellate e ai colpi di roncola.
Questo va detto per ricordare un passato che molti ostinano a definire sempre migliore del presente in ogni aspetto.
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| Uscirono nel giardino dove ella tagliò un grande mazzo di astri... |
Da La luce del nord di A.J. Cronin del 1958
"Dorohy! Che bella sorpresa!"
Dorrie discese dalla bicicletta. "Ho portato un biglietto della mamma" disse, e glielo porse.
Cora lo prese con aria diffidente, abbastanza naturale dato il modo in cui era sempre stata trattata dalla signora Page. Ma quando lo ebbe letto il viso le si illuminò di piacere.
"Tua madre è molto gentile, Dorothy. Ci vuole a pranzo domani." Piegò il foglio e lo rimise nella busta come se fosse stato qualcosa di prezioso da custodire. "Andiamo in casa, ti offrirò il tè."
Si incamminarono, tenendo la bicicletta tra loro.
La qualità che, Dorrie doveva riconoscerlo, la attraeva di più in Cora, era la sua incapacità di finzione. Non tentava mai di mostrarsi diversa da quello che era, ed era sempre pronta ad aiutare il prossimo.
Il modo con il quale si occupava di David, cucinando, lavando e rammendando, coltivando in modo meraviglioso il giardino, oltre a sopportare tutte le sue arie e ad apprezzarne le fatiche letterarie, come se fosse stato uno Shakespeare e un Milton messi insieme, sembrava a Dorrie la manifestazione più luminosa della sua bontà. Ma esisteva anche qualcos'altro in lei, che era difficile a spiegarsi. Una tensione che traspariva attraverso la sua placidità e sembrava tenerla sempre sul chi vive e immalinconirla.
In quel momento, tuttavia, Cora era di ottimo umore.
Mentre Dorothy apparecchiava la tavola, andò in cucina a preparare il tè, i crostini abbrustoliti e imburrati e apri una scatola di sardine. Poi sbatté latte, farina ed uova e fece certe frittelle che si scioglievano in bocca.
"Cora" domandò Dorothy quando sua cognata sedette infine dinanzi a una tazza di tè "da dove ti viene questa diabolica abilità con le frittelle?"
"Bene, Dorrie, se mi prometti di mantenere il segreto, te lo dirò." Parlò in tono allegro e parve più graziosa del solito con le gote accese dal calore della stufa. "Sono brava perché per tutta un estate non feci altro. Era il mio lavoro. Devo aver fatto centinaia di frittelle per affamati ghiottoni.
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| Buona Lettura!!! |
venerdì 6 gennaio 2012
LIBRI ILLUSTRATI
Nei post precedenti abbiamo parlato della nostro banchetto di libri usati che teniamo una domenica al mese a "Librisottoiportici" di Castelgoffredo (MN).
Vi abbiamo parlato dei nostri libri e ve ne abbiamo riportato brevi brani.
Vi abbiamo anche detto come possono essere semplicemente belli da vedere.
I libri da noi trattati sono i più vari; romanzi, gialli, narrativa, saggistica, una bella serie di libri a carattere religioso, libri d'epoca fascista (niente di antico o raro, non fa per noi il libro "intoccabile), ma i nostri preferiti, e se ci seguite dovreste averlo intuito,sono gli ex libri di scuola con tutta la loro potenzialità (della quale vi abbiamo già parlato e avremo modo di parlare ancora).
Abbiamo, ad esempio, una raccolta di libri scolastici per imparare l'inglese, che se a questo scopo non li ritenete più validi, rimangono comunque dei bei libri da ripassare anche per la ricchezza di immagini.
Bisogna vederli tutti assieme per capire, (e questo lo potete fare domenica 5 febbraio).
Oggi vi parliamo, appunto, di immagini. quella che scrive è una vera appassionata di libri ricchi di immagini, non fotografiche; fiabe per bambini, libri di scuola elementare, alcuni libri su "posti da vedere", libri di artisti o che parlano di artisti, libri sui fiori e, perché no!?! libri di cucina.
Se il libro illustrato è sciupato o poco interessante, se ne possono sempre usare le immagini per quadretti, per dècoupage, per scrapbooking e bricolage vari, come avevamo già suggerito coi vecchi giornali.
Tutto questo per ribadire la nostra passione per i libri che, in questo blog, cerchiamo di condividere con voi.
Buon Lavoro!!!
giovedì 5 gennaio 2012
DEDALO E ICARO
Riprendendo in mano la vecchia Enciclopedia dei ragazzi troviamo un adattamento della storia di Icaro per i ragazzi e leggendolo ci accorgiamo di come, questa storia, sia simile a quella di tanti giovani e genitori dei nostri tempi.
Questo per dirvi quanto siano sempre attuali anche gli scritti antichi e come ci possono aiutare a riflettere, imparare, capire.
Dedalo ...costruì per sé e per il figlio due paia di ali tessute di piume leggere; le attaccò con cera alle spalle del figlio e alle proprie; poi disse:
- Ed ora le vie dell'aria ci sono aperte, Icaro. Andiamo, sorvoliamo i mari e cerchiamo una terra più ospitale. Ma, mi raccomando, segui sempre la strada che faccio io, perchè con quelle ali attaccate con la cera è pericoloso avvicinarsi troppo ai caldi raggi solari.-
Icaro promise di seguire la sua rotta e i due, una bella mattina, partirono attraverso l'aria.
Come era bello librarsi così fra cielo e terra! Come inebbriava quella corsa per il firmamento!
Icaro si sentiva simile a un Dio e guardava con disprezzo i piccoli uomini che brulicavano al di sotto di lui.
Pieno di orgoglio e di baldanza, cominciò a guardare verso l'alto: lassù gli astri correvano verso gli abissi celesti verso mete ignote. Oh, come sarebbe stato bello seguirli nella loro pazza corsa! Vederli da vicino! Toccarli! Oh come sarebbe stato bello avvicinarsi al globo incandescente del sole e scaldarsi ai suoi potenti raggi! E, quasi senza accorgersene, Icaro comincio a deviare dalla rotta segnatagli dal padre e ad innalzarsi sempre di più, attratto quasi da una forza magnetica che si sprigionava dall'astro del giorno.
A un certo punto Dedalo si volse e non scorse più il figlio dietro di lui; cominciò a cercarlo disperatamente all'intorno e infine lo vide, puntino quasi invisibile, lassù in alto, vicino al sole.
Mandò un grido di angoscia. Il puntino nero si faceva sempre più grande: Icaro stava fatalmente precipitando verso la terra, che la sua audacia gli aveva fatto disprezzare...
Siate PRUDENTI!!!
Questo per dirvi quanto siano sempre attuali anche gli scritti antichi e come ci possono aiutare a riflettere, imparare, capire.
Dedalo ...costruì per sé e per il figlio due paia di ali tessute di piume leggere; le attaccò con cera alle spalle del figlio e alle proprie; poi disse:
- Ed ora le vie dell'aria ci sono aperte, Icaro. Andiamo, sorvoliamo i mari e cerchiamo una terra più ospitale. Ma, mi raccomando, segui sempre la strada che faccio io, perchè con quelle ali attaccate con la cera è pericoloso avvicinarsi troppo ai caldi raggi solari.-
Icaro promise di seguire la sua rotta e i due, una bella mattina, partirono attraverso l'aria.
Come era bello librarsi così fra cielo e terra! Come inebbriava quella corsa per il firmamento!
Icaro si sentiva simile a un Dio e guardava con disprezzo i piccoli uomini che brulicavano al di sotto di lui.
Pieno di orgoglio e di baldanza, cominciò a guardare verso l'alto: lassù gli astri correvano verso gli abissi celesti verso mete ignote. Oh, come sarebbe stato bello seguirli nella loro pazza corsa! Vederli da vicino! Toccarli! Oh come sarebbe stato bello avvicinarsi al globo incandescente del sole e scaldarsi ai suoi potenti raggi! E, quasi senza accorgersene, Icaro comincio a deviare dalla rotta segnatagli dal padre e ad innalzarsi sempre di più, attratto quasi da una forza magnetica che si sprigionava dall'astro del giorno.
A un certo punto Dedalo si volse e non scorse più il figlio dietro di lui; cominciò a cercarlo disperatamente all'intorno e infine lo vide, puntino quasi invisibile, lassù in alto, vicino al sole.
Mandò un grido di angoscia. Il puntino nero si faceva sempre più grande: Icaro stava fatalmente precipitando verso la terra, che la sua audacia gli aveva fatto disprezzare...
Siate PRUDENTI!!!
GENNAIO
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