Essere di paese scritto da Gina Marpillero nel 1980
Dal risvolto di copertina
Avvalendosi di uno stile che corrisponde direttamente alla sua vita senza fronzoli né sovrastrutture, l'autrice ci parla del suo vissuto in un paesino della Carnia nel periodo compreso fra la prima e la seconda guerra mondiale.
Sono gli ultimi albori di quella civiltà contadina che oggi per molti è divenuta fonte d'acutissimo rimpianto.
Da pagina 84 e 85
.....
Alle volte passava davanti alla nostra finestra della cucina una compagnia di donne, in genere erano quattro. Avevano tutte la gerla e invece del solito sacco di iuta, per risparmiare le spalle, avevano un asciugamano bianco ornato di pizzo all'uccinetto.
Ogni ragazza trasportava un cassetto di armadio, messo di traverso, colmo di biancheria bene in mostra.
Alla fine della fila c'era un giovanotto con la "ciarogiule" una specie di slitta a doppio uso, d'inverno slitta, d'estate con l'applicazione di quattro ruote diventava un carretto che serviva, come in questo caso, per i piccoli trasporti.
Il ragazzo trasportava lo scheletro dell'armadio al quale erano stari tolti i quattro cassetti. Dove vanno? chiedevo a mia madre. E' il corredo di una ragazza che va sposa da Cabia a Piano d'Arta, è la sua "dote", mi rispondeva. La sera prima delle nozze c'era sempre la serenata, cantata dai giovani del paese, sotto le finestre della "nuvice" (futura sposa).
Esci futura sposa
esci al nostro primo richiamo
che la casa del tuo signor padre
dovrai abbandonare
e la casa della tua suocera
dovrai abbracciare!
Ahimè madre, madre, madre
ahimè madre del mio cuore che cosa vi ho fatto io madre
che mi volete mandare fuori
un mestolo di minestra di meno, madre
ma di casa io non esco.
Doveva far vedere che non le piaceva allontanarsi dai suoi genitori. Così era interpretata la serenata dai ragazzi del coro che pensavano di leggere nel pensiero della futura sposa!
lunedì 19 febbraio 2018
18 Un romanzo italiano
L'incendio scritto da Mario Soldati nel 1981
Dal risvolto di copertina
E' certamente un romanzo che prende dal principio alla fine: l'aspettativa e la curiosità umana e il mistero non vengono mai meno, e questo vuol dire insomma che ci si diverte. Per l'intreccio pieno d'interrogativi e di colpi di scena, sopratutto, ma anche per i maggiori temi psicologici che vi sono coinvolti.
Da pagina 39-40
......
Ecco, intanto, Gino Scarso: arriva di corsa, e non per chiederci che cosa vogliamo mangiare Né, tanto peggio, col menù, ma già portando tra le braccia seminude la prima pietanza un'enorme saltata di vongole. attraverso le volute del fumo fragrante e pungente della salsa di erbe che si innalzava dalla zuppiera ci sorrideva il roseo, biondo riccioluto giovane oste. Ah! la soave musicale sonorità delle conchiglie rimestate e tra loro cozzanti mentre Scarso le scodellava. E' già lì, subito, un ragazzo con le bottiglie. Stappa. Versa.
Contrariamente a tutte le regole che sul pesce e sui frutti di mare lo vogliono bianco, vino rosso. Raboso veronese. Scarso lo pigia nelle vigne che sono attigue all'osteria, in un terreno ghiaioso e sabbioso, là dove l'isola di Malamocco è più stretta, tra l'argine verso il mare e la sponda verso la laguna. Vino da aria aperta. Vino da estate. Vino rozzo, brusco, ma frizzante. Vino amaro, quasi salato ma che pizzica la lingua senza sospetto di alcuna dolcezza... Non avevo deciso quando né come manifestare a Mucci che mi sarebbe piaciuto acquistare il suo quadro.
Pensavo che, forse, sarebbe stato meglio attendere la fine della colazione, prenderlo da parte, e dirglielo allora: ma col vino e col cibo fu facilissimo molto presto, è venuto da sé.
Mucci lo avevo davanti. Parlavamo continuamente, ridendo, bevendo, e guardandoci, come se fossimo già amici. Parlavamo e ridevamo di che cosa? Oh, di sport, di mare, di politica, di letteratura, di ristoranti, di tutto meno che di pittura. Entrano altri clienti, signore e signori, il pergolato si riempie...
.....
Dal risvolto di copertina
E' certamente un romanzo che prende dal principio alla fine: l'aspettativa e la curiosità umana e il mistero non vengono mai meno, e questo vuol dire insomma che ci si diverte. Per l'intreccio pieno d'interrogativi e di colpi di scena, sopratutto, ma anche per i maggiori temi psicologici che vi sono coinvolti.
Da pagina 39-40
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Ecco, intanto, Gino Scarso: arriva di corsa, e non per chiederci che cosa vogliamo mangiare Né, tanto peggio, col menù, ma già portando tra le braccia seminude la prima pietanza un'enorme saltata di vongole. attraverso le volute del fumo fragrante e pungente della salsa di erbe che si innalzava dalla zuppiera ci sorrideva il roseo, biondo riccioluto giovane oste. Ah! la soave musicale sonorità delle conchiglie rimestate e tra loro cozzanti mentre Scarso le scodellava. E' già lì, subito, un ragazzo con le bottiglie. Stappa. Versa.
Contrariamente a tutte le regole che sul pesce e sui frutti di mare lo vogliono bianco, vino rosso. Raboso veronese. Scarso lo pigia nelle vigne che sono attigue all'osteria, in un terreno ghiaioso e sabbioso, là dove l'isola di Malamocco è più stretta, tra l'argine verso il mare e la sponda verso la laguna. Vino da aria aperta. Vino da estate. Vino rozzo, brusco, ma frizzante. Vino amaro, quasi salato ma che pizzica la lingua senza sospetto di alcuna dolcezza... Non avevo deciso quando né come manifestare a Mucci che mi sarebbe piaciuto acquistare il suo quadro.
Pensavo che, forse, sarebbe stato meglio attendere la fine della colazione, prenderlo da parte, e dirglielo allora: ma col vino e col cibo fu facilissimo molto presto, è venuto da sé.
Mucci lo avevo davanti. Parlavamo continuamente, ridendo, bevendo, e guardandoci, come se fossimo già amici. Parlavamo e ridevamo di che cosa? Oh, di sport, di mare, di politica, di letteratura, di ristoranti, di tutto meno che di pittura. Entrano altri clienti, signore e signori, il pergolato si riempie...
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| Mario Soldati |
domenica 18 febbraio 2018
sabato 17 febbraio 2018
17 Continuiamo sulla stessa "linea"
Il decimo comandamento scritto da Lawrence Sanders nel 1980
Dal risvolto di copertina
Protagonista di questo avvincente thriller è Joshua Bigg, un uomo molto piccolo. Per la precisione centosessantun centimetri.
Dopo alcuni anni di apprendistato, Bigg diventa investigatore capo di uno studio legale a New York. Improvvisamente gli capita tra le mani il suo primo "caso importante".
Da un efficacissimo scenario newyorchese L. Sanders ha tratto un brillante racconto di delitto e di suspense.
Da pagina 8
.....
La fila procedeva velocemente e in poco tempo mi ritrovai a essere il prossimo a esibirmi dietro l'inquietante porta di quercia.
L'uscio si aprì. Lo sventurato che mi aveva preceduto uscì a testa bassa. Io sentii gridare: "Il prossimo!" ed entrai nella stanza chudendomi delicatamente la porta alle spalle. Ebbi un impressione confusa di un locale enorme, in penombra, con numerosi libri di legge custoditi in vetrinette. C'erano delle belle poltrone, un mappamondo, un possente dizionario su un piedistallo.
Ma a dominare l'ambiente era una gigantesca scrivania di mogano, tutta ornata di intagli e ghirigori. Non era affatto ingombra di scartoffie. Su di essa in ordine perfetto erano disposte una lampada a stelo, un tampone di carta assorbente, un'asticciola portapenne, un tagliacarte e un paio di forbici. tutto rivestito in pelle o rifinito in pelle. c'era anche un terminale telefonico con file e file di lucette e bottoni. Persino la cornetta del telefono era rivestita di pelle.
L'uomo che sedeva dietro alla scrivania sembrava rilegato anche lui: forse in pelle di vitello brunita. sembrava antico. Le mani posate immobili sulla superficie della scrivania parevano guanti vuoti e la sua faccia aveva l'aspetto avvizzito di un pallone sgonfio.
Ma gli occhi azzurri erano più che vivi e quando mi disse: "avanti, prego", la sua voce risuonò vigorosa.
Mi avvicinai alla scrivania. Mi accomodai su una sedia girevole con lo schienale alto. Mi era difficile valutare la sua statura, ma vedevo spalle strette, collo sottile e braccia magre.
"Quanto è alto?" mi chiese bruscamente.
Persi ogni speranza.
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Dal risvolto di copertina
Protagonista di questo avvincente thriller è Joshua Bigg, un uomo molto piccolo. Per la precisione centosessantun centimetri.
Dopo alcuni anni di apprendistato, Bigg diventa investigatore capo di uno studio legale a New York. Improvvisamente gli capita tra le mani il suo primo "caso importante".
Da un efficacissimo scenario newyorchese L. Sanders ha tratto un brillante racconto di delitto e di suspense.
Da pagina 8
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La fila procedeva velocemente e in poco tempo mi ritrovai a essere il prossimo a esibirmi dietro l'inquietante porta di quercia.
L'uscio si aprì. Lo sventurato che mi aveva preceduto uscì a testa bassa. Io sentii gridare: "Il prossimo!" ed entrai nella stanza chudendomi delicatamente la porta alle spalle. Ebbi un impressione confusa di un locale enorme, in penombra, con numerosi libri di legge custoditi in vetrinette. C'erano delle belle poltrone, un mappamondo, un possente dizionario su un piedistallo.
Ma a dominare l'ambiente era una gigantesca scrivania di mogano, tutta ornata di intagli e ghirigori. Non era affatto ingombra di scartoffie. Su di essa in ordine perfetto erano disposte una lampada a stelo, un tampone di carta assorbente, un'asticciola portapenne, un tagliacarte e un paio di forbici. tutto rivestito in pelle o rifinito in pelle. c'era anche un terminale telefonico con file e file di lucette e bottoni. Persino la cornetta del telefono era rivestita di pelle.
L'uomo che sedeva dietro alla scrivania sembrava rilegato anche lui: forse in pelle di vitello brunita. sembrava antico. Le mani posate immobili sulla superficie della scrivania parevano guanti vuoti e la sua faccia aveva l'aspetto avvizzito di un pallone sgonfio.
Ma gli occhi azzurri erano più che vivi e quando mi disse: "avanti, prego", la sua voce risuonò vigorosa.
Mi avvicinai alla scrivania. Mi accomodai su una sedia girevole con lo schienale alto. Mi era difficile valutare la sua statura, ma vedevo spalle strette, collo sottile e braccia magre.
"Quanto è alto?" mi chiese bruscamente.
Persi ogni speranza.
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venerdì 16 febbraio 2018
16 Restiamo nel "giallo"
L'estate di Katya scritto da Trevanian nel 1983
Dal risvolto di copertina
E' l'ultima estate tranquilla prima della "grande guerra". La Francia ancora felice e opulenta, assapora gli ultimi attimi di "Belle Epoque" mentre all'orizzonte si addensano grosse nuvole. Si sta per chiudere un'epoca....
In una magistrale alternanza di "chiaroscuro narrativo" affiorerà , lentamente, una verità torbida e inquietante: un qualche cosa che sarebbe stato meglio non aver mai saputo....
Pagina 23
(1914).....
Mentre si alzava dalla sedia e mi veniva incontro, con il braccio legato al collo, non potei nascondere il mio stupore. Erano fratelli gemelli, identici in ogni tratto: la bocca carnosa, la fronte alta, gli zigomi prominenti, il mento risoluto, i capelli castani. Erano uguali in tutto per tutto, ma il risultato di quella somiglianza era stranamente diverso in ciascuno dei due, ed era strettamente legato al sesso; ciò che in Katya poteva essere bellezza, in lui era fragilità e quasi effeminatezza, e la grazia dei movimenti di lei era affettazione in lui. Un osservatore imparziale avrebbe sicuramente trovato che la ragazza aveva un volto un po' troppo grande, mentre Paul lo aveva troppo piccolo; questa "differenza della somiglianza" era poi molto evidente negli occhi: avevano la stessa forma a mandorla, ed erano leggermente inclinati, con le pupille di un grigio chiaro e le ciglia lunghe e nere che li mettevano in risalto ancor di più; ma nonostante questo, creavano impressioni totalmente diverse. Katya aveva uno sguardo gentile, che sembrava invitare chiunque la guardasse a indagare nelle molle più segrete del suo essere; lo sguardo di Paul era metallico e impenetrabile. La luce che gli occhi di lei emanavano sembrava venire dall'interno, mentre gli occhi di Paul riflettevano semplicemente quella esterna. Gli occhi di Katya erano ponti, quelli di Paul barriere.
Dal risvolto di copertina
E' l'ultima estate tranquilla prima della "grande guerra". La Francia ancora felice e opulenta, assapora gli ultimi attimi di "Belle Epoque" mentre all'orizzonte si addensano grosse nuvole. Si sta per chiudere un'epoca....
In una magistrale alternanza di "chiaroscuro narrativo" affiorerà , lentamente, una verità torbida e inquietante: un qualche cosa che sarebbe stato meglio non aver mai saputo....
Pagina 23
(1914).....
Mentre si alzava dalla sedia e mi veniva incontro, con il braccio legato al collo, non potei nascondere il mio stupore. Erano fratelli gemelli, identici in ogni tratto: la bocca carnosa, la fronte alta, gli zigomi prominenti, il mento risoluto, i capelli castani. Erano uguali in tutto per tutto, ma il risultato di quella somiglianza era stranamente diverso in ciascuno dei due, ed era strettamente legato al sesso; ciò che in Katya poteva essere bellezza, in lui era fragilità e quasi effeminatezza, e la grazia dei movimenti di lei era affettazione in lui. Un osservatore imparziale avrebbe sicuramente trovato che la ragazza aveva un volto un po' troppo grande, mentre Paul lo aveva troppo piccolo; questa "differenza della somiglianza" era poi molto evidente negli occhi: avevano la stessa forma a mandorla, ed erano leggermente inclinati, con le pupille di un grigio chiaro e le ciglia lunghe e nere che li mettevano in risalto ancor di più; ma nonostante questo, creavano impressioni totalmente diverse. Katya aveva uno sguardo gentile, che sembrava invitare chiunque la guardasse a indagare nelle molle più segrete del suo essere; lo sguardo di Paul era metallico e impenetrabile. La luce che gli occhi di lei emanavano sembrava venire dall'interno, mentre gli occhi di Paul riflettevano semplicemente quella esterna. Gli occhi di Katya erano ponti, quelli di Paul barriere.
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