Meno cinque
Oggi ho scelto di farvi degli AUGURI succulenti...
martedì 19 dicembre 2017
Un quadro "raccontato" da Van Gogh
Ed ecco una nuova lettura, particolare anche questa, tratta da:
Vincent Van Gogh 100 lettere.
Dalla lettera n°211
Caro Thèo
..... Un vecchio di Israels ... siede in un angolo accanto al focolare, su cui un pezzetto di torba riluce debolmente nel crepuscolo. Si tratta infatti di una casetta buia, quella in cui è seduto il vecchio, una vecchia casupola con una piccola finestra con le tende bianche. Il suo cane, è invecchiato con lui, siede accanto alla sua sedia - quei due vecchi amici, l'uomo e il cane, si guardano, guardano uno negli occhi dell'altro e nel frattempo il vecchio sta tirando fuori dalla tasca la borsa del tabacco e si accende la pipa nel crepuscolo.
Nient'altro - il crepuscolo, il silenzio, la solitudine di quei due vecchi amici, l'uomo e il cane, la familiarità che li unisce, i pensieri del vecchio - quel che egli stia pensando non so, non potrei dirlo, ma deve trattarsi di un pensiero profondo e lungo, qualcosa che sorge dal passato lontano.
E' forse quel pensiero che dà espressione al suo viso, un'espressione malinconica, serena, sottomessa, qualcosa che ricorda uno dei famosi poemi di Longfellow, quello che ripete "ma i pensieri della giovinezza sono pensieri lunghi, molto lunghi."
Mi piacerebbe vedere questo quadro di Israels esposto accanto alla Morte del taglialegna di Millet. Non conosco infatti nessun altro quadro, tranne questo di Israels, che sia pari alla Morte del taglialegna di Millet o che sia degno di essergli esposto accanto. E poi desidero vedere accanto quei due quadri, perchè si possano completare a vicenda. Penso che quel che manca in questo quadro di Israels sia La morte del taglialegna di Millet appeso lì accanto, l'uno a un estremità, l'altro all'altra di una lunga galleria stretta - con nessun altro quadro nella galleria tranne questi due - questi due e nessun altro.
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Vincent Van Gogh 100 lettere.
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| Jiozef Israels pittore olandese n.1824 m.1911 |
Caro Thèo
..... Un vecchio di Israels ... siede in un angolo accanto al focolare, su cui un pezzetto di torba riluce debolmente nel crepuscolo. Si tratta infatti di una casetta buia, quella in cui è seduto il vecchio, una vecchia casupola con una piccola finestra con le tende bianche. Il suo cane, è invecchiato con lui, siede accanto alla sua sedia - quei due vecchi amici, l'uomo e il cane, si guardano, guardano uno negli occhi dell'altro e nel frattempo il vecchio sta tirando fuori dalla tasca la borsa del tabacco e si accende la pipa nel crepuscolo.
Nient'altro - il crepuscolo, il silenzio, la solitudine di quei due vecchi amici, l'uomo e il cane, la familiarità che li unisce, i pensieri del vecchio - quel che egli stia pensando non so, non potrei dirlo, ma deve trattarsi di un pensiero profondo e lungo, qualcosa che sorge dal passato lontano.
E' forse quel pensiero che dà espressione al suo viso, un'espressione malinconica, serena, sottomessa, qualcosa che ricorda uno dei famosi poemi di Longfellow, quello che ripete "ma i pensieri della giovinezza sono pensieri lunghi, molto lunghi."
Mi piacerebbe vedere questo quadro di Israels esposto accanto alla Morte del taglialegna di Millet. Non conosco infatti nessun altro quadro, tranne questo di Israels, che sia pari alla Morte del taglialegna di Millet o che sia degno di essergli esposto accanto. E poi desidero vedere accanto quei due quadri, perchè si possano completare a vicenda. Penso che quel che manca in questo quadro di Israels sia La morte del taglialegna di Millet appeso lì accanto, l'uno a un estremità, l'altro all'altra di una lunga galleria stretta - con nessun altro quadro nella galleria tranne questi due - questi due e nessun altro.
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| Jean Francois Millet Farm pittore francese n.1814 m.1875 |
lunedì 18 dicembre 2017
L'ultima foresta primordiale
Dalla rivista MONTAGNE360 dell'ottobre 2016 ho tratto questa " descrizione di un antica foresta " che mi piace moltissimo e che voglio condividere con voi. BUONA LETTURA
Come mettemmo piede dentro la foresta, l'impressione fu di trovarsi all'interno di qualcosa di grande. Alberi maestosi, alti anche cinquanta metri, un bosco vetusto lasciato a se stesso, un intrico armonioso di rami, fusti, tronchi, foglie, cespugli e piante: ognuno al suo posto, ognuno parte di un equilibrio.
La vita era dispiegata tutta verso l'alto, ogni essere a cercare la luce, a rincorrere il cielo.
Gli alberi caduti, sacrificati agli altri, si facevano humus, concime, terra per altre vite che, dentro i semi fremevano per diventare germogli e poi alfieri del bosco.
Foglie dorate, muschi, le voci degli uccelli, il canto del vento, il silenzio dell'autunno, il verde delle felci che bucava il giallo bruno, le croci degli ebrei e dei partigiani ammazzati, la memoria di vite spezzate e alberi caduti dopo cinquecento anni di fiero e gioioso portamento.
Alle forme ben delineate, slanciate, possenti e a volte austere, se ne contrapponevano altre curiose, piccole, bizzarre: ognuna reclamante in silenzio il suo spazio vitale, ognuna grata al sole e all'acqua, ognuna benedetta uguale. alcune cortecce parevano essere state percorse dal vomere: avevano i solchi glaciali che contrassegnano certe rocce.
Gli alberi sradicati dal vento, distesi a terra alzavano a ventaglio un apparato radicale dove s'annidavano bestie di vario tipo e quello che era il sotto diventava il sopra.
Grazie al sole che filtrava tra il folto, tutto un gioco di luci e ombre contrassegnava un cammino dove gli alberi sembravano giocare a nascondino e le foglie ancora appese lottare anche con la più flebile brezza. Gli alberi morti ma in piedi, cantavano di picchi, quelli spogli bastavano alle cince per cercare qua e là ancora insetto.
Laddove una foglia verde, dimenticata dall'estate, mostrava di essere figlia del faggio, l'aria sembrava concederle il viatico, il tempo e lo spazio, non solo per colorare il giorno, ma sopratutto per danzare eterea nella trama di ragnatele. L'andare era uno struscio di foglie, un rimestare nello strame e contemporaneamente osservare la caducità della vita ancora appesa, come a un filo, gialla, ai rami.
Curvo, storto, lungo, corto,spezzato, dritto, piegato, nodoso, contorto, lineare, quel mondo di braccia che usciva dalla terra con un carattere proprio dispiegava ogni energia per alzarsi.Vivere era una scalata per osservare dalla cima l'orizzonte.
Forse per questo, gli alberi che per natura passavano la vita fermi in un luogo, aspirano al cielo: non per i motivi degli uomini, solo per guardare il paesaggio.
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| Foresta di BIALOWIEZA sul confine tra Polonia Orientale e Biellorussia. |
La vita era dispiegata tutta verso l'alto, ogni essere a cercare la luce, a rincorrere il cielo.
Gli alberi caduti, sacrificati agli altri, si facevano humus, concime, terra per altre vite che, dentro i semi fremevano per diventare germogli e poi alfieri del bosco.
Foglie dorate, muschi, le voci degli uccelli, il canto del vento, il silenzio dell'autunno, il verde delle felci che bucava il giallo bruno, le croci degli ebrei e dei partigiani ammazzati, la memoria di vite spezzate e alberi caduti dopo cinquecento anni di fiero e gioioso portamento.
Alle forme ben delineate, slanciate, possenti e a volte austere, se ne contrapponevano altre curiose, piccole, bizzarre: ognuna reclamante in silenzio il suo spazio vitale, ognuna grata al sole e all'acqua, ognuna benedetta uguale. alcune cortecce parevano essere state percorse dal vomere: avevano i solchi glaciali che contrassegnano certe rocce.
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| La foresta di Bialowieza è l'ultima foresta della pianura europea che conservi ancora molti frammenti e caratteristiche di una foresta vergine, primordiale. |
Grazie al sole che filtrava tra il folto, tutto un gioco di luci e ombre contrassegnava un cammino dove gli alberi sembravano giocare a nascondino e le foglie ancora appese lottare anche con la più flebile brezza. Gli alberi morti ma in piedi, cantavano di picchi, quelli spogli bastavano alle cince per cercare qua e là ancora insetto.
Laddove una foglia verde, dimenticata dall'estate, mostrava di essere figlia del faggio, l'aria sembrava concederle il viatico, il tempo e lo spazio, non solo per colorare il giorno, ma sopratutto per danzare eterea nella trama di ragnatele. L'andare era uno struscio di foglie, un rimestare nello strame e contemporaneamente osservare la caducità della vita ancora appesa, come a un filo, gialla, ai rami.
Curvo, storto, lungo, corto,spezzato, dritto, piegato, nodoso, contorto, lineare, quel mondo di braccia che usciva dalla terra con un carattere proprio dispiegava ogni energia per alzarsi.Vivere era una scalata per osservare dalla cima l'orizzonte.
Forse per questo, gli alberi che per natura passavano la vita fermi in un luogo, aspirano al cielo: non per i motivi degli uomini, solo per guardare il paesaggio.
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| La foresta di BIALOWIEZA è stata proclamata Patrimonio dell'Umanità e Riserva della Biosfera. |
- 7 a Natale
Meno sette a NATALE, allora ho deciso, dopo tanto tempo, di tornare al mio blog per regalarvi qualche "scritto" che io trovo piacevole ed interessante (spero sia lo stesso per voi).
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