Lo abbiamo trovato su Il periodico della bassa bresciana "Per VOI" e titola appunto Beato chi legge di Kristina Bagozzi . Parla nientemeno che di Librisottoiportici:
A Castelgoffredo ogni mese la festa del libro - "Libri sotto i portici" a Castel Goffredo è un grande mercato paesano dedicato al libro. Anzi, è uno dei più grandi mercati mensili del libro usato d'Italia, un evento prezioso che si ripete da molti anni a pochi chilometri da noi.
Lungo il percorso porticato dell'antica capitale gonzaghesca, che unisce le piazze Mazzini e Martiri della Libertà, si snodano gli espositori che allestiscono le loro bancarelle con qualsiasi tipo di libro, fumetto, rivista e dischi in vinile. Vi sono delle vere e proprie rarità in questa grande libreria a cielo aperto.
Ogni prima domenica del mese, appuntamento fisso per chi ama la cultura, ma anche la buona cucina locale: infatti, ad ogni evento di "Libri sotto i portici" gli organizzatori accompagnano la manifestazione con un piatto della tradizione che potrà essere gustato dal pubblico.
L'ultima data del 2016 (portici già sold out) è il 4 dicembre e avrà come tema: I libri lavano dall'anima la polvere di tutti i giorni, con contorno di pane e salame cotto.
www,librisottoiportici.it
mercoledì 30 novembre 2016
giovedì 24 novembre 2016
Altro libro altro argomento
Ancora un libro a caso, una pagina a caso:
Finalmente nel 1903, dopo anni e anni di lavoro e con una spesa di milioni di dollari, si è riusciti a portare a termine una piccola ferrovia a scartamento ridotto che da Kalka arrivava fini a Simla; così la burocrazia britannica cominciò a potersi spostare avanti e indietro dalla capitale estiva con una maggiore comodità.
Era un viaggio da togliere davvero il respiro, con quel treno che si infilava in centinaia di tunnel, passava su ponticelli così alti sopra i burroni da far venire il capogiro al solo guardar giù. E lo stesso avveniva quando la strada si inerpicava per le curve e i tornanti aggrappati ai fianchi scoscesi delle pareti rocciose. Infine dopo l'ultima galleria, d'improvviso appariva Simla, posata come un gioiello su un dorsale di pini, con le nevi dell'Himalaya che si levavano alte nel cielo sul lato nord.
Era uno spettacolo di una bellezza da togliere il respiro. Ma era anche la più strana capitale che si potesse immaginare per la nazione più popolosa del mondo asiatico, dopo la Cina.
Per tutta l'estate non feci che contare i giorni che mi separavano all'andarmene di lì per sempre. Offriva così tanto che, alla fine, il risultato era deprimente, persino rivoltante, sotto certi aspetti.
Dio sa che la vita lassù era piacevole e piena di confort, se si riusciva a pensare.
L'aria fresca e limpida della montagna era meravigliosa e tonificante per il corpo e per lo spirito di un occidentale, dopo mesi e mesi di calura spietata nelle pianure.
Il Cecil Hotel, dove presi alloggio, era uno dei migliori alberghi del'India. La sera dopo cena, i gentlemen inglesi e le signore ballavano al suono di due orchestrine jazz nella spaziosa sala da ballo dell'albergo, gli uomini in marsina, con cravatta e guanti bianchi, le fanciulle nei loro raffinati abiti da sera.
Mahatma GANDHI William L. Shirer
Finalmente nel 1903, dopo anni e anni di lavoro e con una spesa di milioni di dollari, si è riusciti a portare a termine una piccola ferrovia a scartamento ridotto che da Kalka arrivava fini a Simla; così la burocrazia britannica cominciò a potersi spostare avanti e indietro dalla capitale estiva con una maggiore comodità.
Era un viaggio da togliere davvero il respiro, con quel treno che si infilava in centinaia di tunnel, passava su ponticelli così alti sopra i burroni da far venire il capogiro al solo guardar giù. E lo stesso avveniva quando la strada si inerpicava per le curve e i tornanti aggrappati ai fianchi scoscesi delle pareti rocciose. Infine dopo l'ultima galleria, d'improvviso appariva Simla, posata come un gioiello su un dorsale di pini, con le nevi dell'Himalaya che si levavano alte nel cielo sul lato nord.
Per tutta l'estate non feci che contare i giorni che mi separavano all'andarmene di lì per sempre. Offriva così tanto che, alla fine, il risultato era deprimente, persino rivoltante, sotto certi aspetti.
Dio sa che la vita lassù era piacevole e piena di confort, se si riusciva a pensare.
L'aria fresca e limpida della montagna era meravigliosa e tonificante per il corpo e per lo spirito di un occidentale, dopo mesi e mesi di calura spietata nelle pianure.
Il Cecil Hotel, dove presi alloggio, era uno dei migliori alberghi del'India. La sera dopo cena, i gentlemen inglesi e le signore ballavano al suono di due orchestrine jazz nella spaziosa sala da ballo dell'albergo, gli uomini in marsina, con cravatta e guanti bianchi, le fanciulle nei loro raffinati abiti da sera.
Mahatma GANDHI William L. Shirer
domenica 20 novembre 2016
Nuove letture in bancarella!!!
TANTI TANTI TANTI NUOVI ARRIVI alla bancarella di "Più Sai Più Sei".
Un libro a caso, una pagina a caso...
Il signore anziano si arrestò un attimo, mi fissò piegando leggermente le testa, poi sorrise gentile; la sto investendo di parole disse, mi perdoni, non vorrei che lei mi prendesse per uno di quei vecchi dalla memoria incontinente. Gli risposi che no, anzi, ero curioso e l'ascoltavo volentieri. La paura, ecco, riprese allora debbo parlarle subito della paura perché se le parlo della paura forse lei potrà sentire il racconto più vicino, la paura non ti prendeva nell'azione, lì era questione di un terrore fisico immediato, immediatamente risolto in catastrofe o fortuna, la rapidità di quel che occorreva fare ti metteva in una specie di trance, si trattava di ballare, dovevi abbandonarti ad un ritmo istintivo, concentrarti sul ritmo e non pensare ad altro, tanto se una cannonata ti colpiva in pieno eri morto prima di rendertene conto, dovevi abbandonarti all'istinto, al puro ritmo delle traiettorie che solo il destino incrocia, coincidere con quel destino, e danzare.
Un libro a caso, una pagina a caso...
Il signore anziano si arrestò un attimo, mi fissò piegando leggermente le testa, poi sorrise gentile; la sto investendo di parole disse, mi perdoni, non vorrei che lei mi prendesse per uno di quei vecchi dalla memoria incontinente. Gli risposi che no, anzi, ero curioso e l'ascoltavo volentieri. La paura, ecco, riprese allora debbo parlarle subito della paura perché se le parlo della paura forse lei potrà sentire il racconto più vicino, la paura non ti prendeva nell'azione, lì era questione di un terrore fisico immediato, immediatamente risolto in catastrofe o fortuna, la rapidità di quel che occorreva fare ti metteva in una specie di trance, si trattava di ballare, dovevi abbandonarti ad un ritmo istintivo, concentrarti sul ritmo e non pensare ad altro, tanto se una cannonata ti colpiva in pieno eri morto prima di rendertene conto, dovevi abbandonarti all'istinto, al puro ritmo delle traiettorie che solo il destino incrocia, coincidere con quel destino, e danzare.
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| La metamorfosi che trasforma a ogni decollo il metallo in aeroplano e le manovre di volo in manovre della vita. Di DANIELE DEL GIUDICE Staccando l'ombra da terra EINAUDI 1994. |
sabato 19 novembre 2016
2 APPUNTAMENTI A "Librisottoiportici"!!!
Si avete letto bene... gli appuntamenti di DICEMBRE saranno 2.
Il primo: la prima domenica del mese come di consuetudine.
Il secondo: a Sant Ilario d'Enza l'8 Dicembre.
PREPARATEVI!!!
Il primo: la prima domenica del mese come di consuetudine.
Il secondo: a Sant Ilario d'Enza l'8 Dicembre.
PREPARATEVI!!!
sabato 12 novembre 2016
La leggenda del pizzo di BRUGES
Anche il libro che vi presentiamo oggi è dedicato alla donna;
Il Bazar Giornale Illustrato delle Famiglie del 1897
Si tratta della raccolta annua di un giornale, che vi abbiamo già menzionato, tempo fa, e che vi riproponiamo con questa lettura.
La leggenda del pizzo
Il pizzo ha la sua leggenda che venne scritta, non senza grazia, da Carolina Popp, ed inserita nei suoi Racconti e Leggende delle Fiandre.
L'eroina della Leggenda del pizzo era una fanciulla di Bruges. Si chiamava serena e la sua famiglia era tanto povera, ch'ella vedevasi costretta, per mantenere la madre vedova e le sorelle minori, a filare ogni settimana dieci matasse di lino.
La fanciulla abitava in una casupola sulla riva di uno di quei canali di Bruges in cui l'acqua dorme, come piena di sogni e di secreti.
La camera abitata dalla famiglia era illuminata, dalla parte del canale, da una finestra a sesto acuto coi vetri colorati. D'inverno, quando il vento squoteva i vetri mal saldati, si sarebbe detto che le figure e gli angeli cantassero e dansassero nella loro cornice di piombo; ma d'estate, allorquando un gaio raggio passava traverso i vetri rossi e coloriva il viso pallido di Serena, la sua povera madre, ingannandosi, prendeva il giglio bianco per una fresca rosa e ringraziava la Vergine che faceva così fiorire le gote della figliuola.
Serena aveva un fidanzato che chiamavasi Arnoldo; egli faceva parte della confraternita degli scultori ed aveva deciso che, appena passato maestro, avrebbe sposato la fanciulla; ma nel frattempo, poiché questa vedeva crescere di giorno in giorno la miseria dei suoi cari, fece un voto eroico.
"Santa Vergine," diss'ella un mattino "datemi i mezzi di soccorrere la mia famiglia, ed io rinuncio alle gioie e alle speranze del mio cuore."
La domenica dopo, Serena si recò a fare una passeggiata in campagna con le sorelle ed Arnoldo. E nel mentre se ne stava assisa sull'erba, pensando con profonda tristezza ai casi suoi, vide repente caderle sul grembiale una moltitudine di quei fili bianchi che si dicono fili della Vergine e che, a quanto narrano le antiche storie, sarebbero sfuggiti dalla canocchia della Madre di Gesù. Questi fili, nell'intrecciarsi, formarono un magnifico disegno, e Serena, nel considerarli, comprese ch'era stata esaudita.
Portò dunque a casa il meraviglioso disegno e subito all'indomani, avendo tagliato dei fili di lino finissimi che aveva filato e sbiancato ella stessa, si accinse ad imitarlo. La cosa le riusci dapprima alquanto difficile. e siccome i fili si mischiavano e si aggrovigliavano, Arnoldo, che stava a vedere, pensò di attaccare al capo di ciascuno di essi un pezzetto di legno: fu così che vennero inventati i piombini.
In seguito, per affrancare il suo lavoro, la fanciulla lo attaccò con spilli sopra un cuscinetto, creando, in tal modo, il tombolo. In capo ad una settimana, il primo pizzo era terminato.
La notizia della miracolosa invenzione si sparse in breve nella città. tutte le ricche dame della borghesia vollero avere dei pizzi per le loro cuffie, e da allora il pane non venne più a mancare in casa di Serena.
Fedele al suo voto, allorquando Arnaldo, promosso maestro scultore, venne a chiederla in isposa la fanciulla rifiutò.
Le gentili lettrici devono però tosto rassicurarsi. Una così bella storia non può finire tristemente.
Dopo aver lasciato per la durata di un anno, a Serena il merito del suo sacrificio, la Vergine intervenne ancora una volta in modo meraviglioso per sciogliere l'eroina dal suo voto.
Arnoldo e Serena si sposarono dunque e furono felicissimi, ciò che non può far meraviglia a nessuno.
La leggenda aggiunge che ebbero molti figliuoli e che la maggior parte di questi figliuoli furono figlie, e che tutte queste figlie si dedicarono all'arte dei pizzi.
Accadde in tal modo che Bruges, la quale aveva già la gloria di essere la città dei canali, dei cigni, delle torri e delle campane, si trovò ad essere per sopramercato la città del pizzo.
Firmato Lisa O. questa storiella melodrammatica non si scosta di molto dalle altre simili riguardanti la nascita dei "lavori femminili" e dal tono tenuto da questi giornali.
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| Armadio per bicicletta |
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