A quei tempi era sempre festa. Bastava uscire di casa e attraversare la strada, per diventare come matte, e tutto era così bello, specialmente di notte, che tornando stanche morte speravamo ancora che qualcosa succedesse, che scoppiasse un incendio, che in casa nascesse un bambino, o magari venisse giorno all'improvviso e tutta la gente uscisse in strada e si potesse continuare a camminare fino ai prati e fin dietro le colline.
"Siete sane, siete giovani" dicevano "siete ragazze, non avete pensieri, si capisce." Eppure una di loro, quella Tina che era uscita zoppa dall'ospedale e in casa non aveva da mangiare, anche lei rideva per niente, e una sera, trottando dietro gli altri, si era fermata e si era messa a piangere perché dormire era una stupidaggine e rubava tempo all'allegria.
Ginia, se queste crisi la prendevano, non si faceva accorgere ma accompagnava a casa qualche altra e parlava parlava, finché non sapevano più cosa dire. Veniva così il momento di lasciarsi, che già da un pezzo erano come sole, e Ginia tornava a casa tranquilla, senza rimpiangere la compagnia.
Le notti più belle, si capisce, erano al sabato, quando andavano a ballare e l'indomani si poteva dormire. Ma bastava anche meno, e certe mattine Ginia usciva, per andare a lavorare, felice di quel pezzo di strada che l'aspettava. Le altre dicevano: "Se torno tardi, poi ho sonno; se torno tardi, me le suonano". Ma Ginia non era mai stanca, e suo fratello che lavorava di notte, la vedeva soltanto a cena, e di giorno dormiva
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Da La bella estate di CESARE PAVESE 1940
Eravamo molto giovani. credo che in quell'anno non dormissi mai. ma avevo un amico che dormiva meno ancora di me, e certe mattine lo si vedeva già passeggiare davanti alla Stazione nell'ora che arrivano e partono i primi treni.
L'avevamo lasciato a notte alta, sul portone; Pieretto aveva fatto un altro giro, e visto l'alba addirittura, bevendo il caffè. Adesso studiava le facce assonnate di spazzini e di ciclisti. Nemmeno lui ricordava i discorsi della notte: vegliandoci sopra, li aveva smaltiti, e diceva tranquillo: "Si fa tardi. Vado a letto".
Qualcuno degli altri, che ci trottava dietro, non capiva che cosa facessimo a una cert'ora, finito il cinema, finite le risorse, le osterie, i discorsi. Si sedeva con noi tre sulle panchine, ci ascoltava brontolare o sghignazzare, s'infiammava all'idea di andare a svegliare le ragazze o aspettare l'aurora sulle colline, poi a un nostro cambiamento di umore tentennava e trovava il coraggio di tornarsene a casa. l'indomani costui si chiedeva: "Che cos'avete poi fatto?".
Non era facile rispondergli. avevamo ascoltato un ubriaco, guardato attaccare i manifesti, fatto il giro dei mercati, visto passare delle pecore sui corsi. Allora Pieretto diceva: "Abbiamo fatto conoscenza con una donna".
L'altro non ci credeva ma restava interdetto.
"Ci vuole perseveranza" diceva Pieretto. "Si passa e ripassa sotto il balcone. Tutta la notte: lei lo sa, se ne accorge. Non c'è bisogno di conoscerla, se lo sente nel sangue. Viene il momento che non ne può più, salta dal letto, e ti spalanca le persiane. Tu appoggi la scala..."
Ma fra noi tre non si parlava volentieri di donne. Non, almeno, sul serio. Né Pieretto né Oreste mi dicevano tutto di se. Per questo mi piacevano. Le donne, quelle che separano, sarebbero venute più tardi. Per adesso parlavamo soltanto di questo mondo, della pioggia e del sole, e tanto ci piaceva che andare a dormire ci pareva di perdere davvero tempo.
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Da il Diavolo sulle colline di CESARE PAVESE 1948
Nei tre post che seguono vi presento un libro OSCAR MONDADORI; "LA BELLA ESTATE", che raccoglie tre romanzi brevi di Cesare Pavese.
Vi proporrò la prima pagina di ogni romanzo di modo che abbiate una buona panoramica di quel che contiene in caso vi venga voglia di leggerlo o comperarlo.
Tutti i "Vi propongo una pagina di...." sono trascritti con lo scopo di darvi una presentazione della lettura che andrete a fare nel caso vogliate acquistarlo, sperando vi sia utile, in più li "abbellisco" con una piccola raccolta di immagini che io ritengo inerenti a una qualche strofa del racconto.
Grazie della vostra amicizia e buona lettura!
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| CARLA |
Oggi vi trascrivo una pagina da
NATURA MERAVIGLIOSA Vita del mondo animale e vegetale di PAOLO SEGNALI edito da La Scuola nel 1967
Un altro bel libro sulla natura dedicato ai ragazzi dove la natura è raccontata come un romanzo e accompagnato dalle belle illustrazioni di Gaetano Proietti.
Da più settimane il sole mandava luce e calore in un cielo implacabilmente sereno.
Le erbe, lontane dal rigagnolo, cominciavano a soffrire la sete; i fiori appassito reclinavano la corolla giù verso terra, quasi a chiedere il vitale umore.
L'erbe delle rive sopportavano la calura con minori disagi, mentre gli alberi, figgendo le loro radici profondamente nel terreno, parevano sfidare il sole. Ma anche le acque del rigagnolo andavano scemando, e un vero disastro si veniva annunciando nel regno dei vegetali.
- Chiudete tutti gli stormi delle foglie, se non volete che la poca umidità, che sale a voi dalla terra, evapori - consigliò paternamente le Quercia.
Ma poco ristoro poteva venire alle erbe, anche seguendo il prudente consiglio, perché la terra andava screpolandosi qua e là e mostrava profonde ferite e squarci dolorosi, come nella carne viva.
Solo la notte portava qualche refrigerio; scendeva abbondante la rugiada e tutte le foglie bevevano coi loro coi loro stomi spalancati il provvidenziale umore. Nuovo vigore tornava agli inariditi steli, che si risollevavano e tendevano alla luna i loro sospiri, perché la notte si prolungasse e prodigasse i suoi favori in abbondanza.
Ma la luna proseguiva il suo viaggio e declinava verso occidente.
L'alba, annunciata dal canto dei galli, imbiancò di nuovo l'oriente, ed il primo raggio di sole inondò di sua luce la pianura.
Ma non fu accolto con un brivido di piacere dalla moltitudine delle piante, le quali già al primo suo bacio sentivano esalare la vita. Sino a quando? Sino a quando?
- Piccole sorelle del prato, una buona notizia. Vedo ai limiti dell'orizzonte raccogliersi i vapori in nubi leggere, leggere. Speriamo.
- Acqua! acqua... O Quercia, le disperde il vento quelle nubi?
- No, no... le spinge alla nostra volta... Speriamo.
- Si, speriamo... non ci resta che la speranza.
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Da un bellissimo, originalissimo, manuale di cucina eccovi la ricetta di una marmellata estiva:
Marmellata di papaveri
Mettete al fuoco quattro mele renette dopo averle lavate con cura e tagliate a pezzi ma senza sbucciarle o privarle del torsolo, insieme a un bicchiere di acqua.
Farle cuocere per circa venti minuti poi passarle al passaverdure.
Preparare uno sciroppo denso mettendo su fuoco basso un chilo di zucchero e un bicchiere d'acqua.
Quando comincia a bollire unite il purè di mele e il succo di un piccolo limone.
Lasciate cuocere e intanto ridurre in pasta in un mortaio o nel frullatore 350 grammi di petali di papavero da unire subito alla marmellata.
Mescolare bene e cuocere circa 20 minuti poi invasare a caldo.
Tappare ermeticamente i barattoli.
Di Lina Marenghi CUCINARE COI FIORI centouno ricette profumate 1997