19 Questo è il numero dei libri che vi ho "presentato" fino ad ora tra gli ultimi arrivati. 4 saghe famigliari: La Baia, Dinastia, Paloverde, Luna di Primavera. 5 storie avventurose: Quando vola il falco, Dove finisce l'arcobaleno, Selvagge, Rapa-Nui, L'ombra del faraone. 3 thriller: Tanjian, Quattro pezzi di giada, L'enigma. 3 gialli: Dalia Nera, L'estate di Katia, Il decimo comandamento. 1 biografia: Il primo libro di Li Po. 1 romanzo fiabesco:L alchimista. 2 di autori italiani: L'incendio, Essere di paese. Spero tanto che alcuni (almeno uno) di questi vi abbiano interessato o perlomeno incuriosito. Sperare che vi siano piaciuti è già più difficile dato che io stessa non li ho trovati veramente belli. Qualche buona idea, qualche buona storia, niente più. Comunque come vi chiedo sempre: Scrivetemi!!!
Essere di paese scritto da Gina Marpillero nel 1980
Dal risvolto di copertina Avvalendosi di uno stile che corrisponde direttamente alla sua vita senza fronzoli né sovrastrutture, l'autrice ci parla del suo vissuto in un paesino della Carnia nel periodo compreso fra la prima e la seconda guerra mondiale. Sono gli ultimi albori di quella civiltà contadina che oggi per molti è divenuta fonte d'acutissimo rimpianto.
Da pagina 84 e 85 ..... Alle volte passava davanti alla nostra finestra della cucina una compagnia di donne, in genere erano quattro. Avevano tutte la gerla e invece del solito sacco di iuta, per risparmiare le spalle, avevano un asciugamano bianco ornato di pizzo all'uccinetto. Ogni ragazza trasportava un cassetto di armadio, messo di traverso, colmo di biancheria bene in mostra. Alla fine della fila c'era un giovanotto con la "ciarogiule" una specie di slitta a doppio uso, d'inverno slitta, d'estate con l'applicazione di quattro ruote diventava un carretto che serviva, come in questo caso, per i piccoli trasporti. Il ragazzo trasportava lo scheletro dell'armadio al quale erano stari tolti i quattro cassetti. Dove vanno? chiedevo a mia madre. E' il corredo di una ragazza che va sposa da Cabia a Piano d'Arta, è la sua "dote", mi rispondeva. La sera prima delle nozze c'era sempre la serenata, cantata dai giovani del paese, sotto le finestre della "nuvice" (futura sposa).
Esci futura sposa esci al nostro primo richiamo che la casa del tuo signor padre dovrai abbandonare e la casa della tua suocera dovrai abbracciare! Ahimè madre, madre, madre ahimè madre del mio cuore che cosa vi ho fatto io madre che mi volete mandare fuori un mestolo di minestra di meno, madre ma di casa io non esco. Doveva far vedere che non le piaceva allontanarsi dai suoi genitori. Così era interpretata la serenata dai ragazzi del coro che pensavano di leggere nel pensiero della futura sposa!
Dal risvolto di copertina E' certamente un romanzo che prende dal principio alla fine: l'aspettativa e la curiosità umana e il mistero non vengono mai meno, e questo vuol dire insomma che ci si diverte. Per l'intreccio pieno d'interrogativi e di colpi di scena, sopratutto, ma anche per i maggiori temi psicologici che vi sono coinvolti.
Da pagina 39-40 ...... Ecco, intanto, Gino Scarso: arriva di corsa, e non per chiederci che cosa vogliamo mangiare Né, tanto peggio, col menù, ma già portando tra le braccia seminude la prima pietanza un'enorme saltata di vongole. attraverso le volute del fumo fragrante e pungente della salsa di erbe che si innalzava dalla zuppiera ci sorrideva il roseo, biondo riccioluto giovane oste. Ah! la soave musicale sonorità delle conchiglie rimestate e tra loro cozzanti mentre Scarso le scodellava. E' già lì, subito, un ragazzo con le bottiglie. Stappa. Versa.
Contrariamente a tutte le regole che sul pesce e sui frutti di mare lo vogliono bianco, vino rosso. Raboso veronese. Scarso lo pigia nelle vigne che sono attigue all'osteria, in un terreno ghiaioso e sabbioso, là dove l'isola di Malamocco è più stretta, tra l'argine verso il mare e la sponda verso la laguna. Vino da aria aperta. Vino da estate. Vino rozzo, brusco, ma frizzante. Vino amaro, quasi salato ma che pizzica la lingua senza sospetto di alcuna dolcezza... Non avevo deciso quando né come manifestare a Mucci che mi sarebbe piaciuto acquistare il suo quadro. Pensavo che, forse, sarebbe stato meglio attendere la fine della colazione, prenderlo da parte, e dirglielo allora: ma col vino e col cibo fu facilissimo molto presto, è venuto da sé. Mucci lo avevo davanti. Parlavamo continuamente, ridendo, bevendo, e guardandoci, come se fossimo già amici. Parlavamo e ridevamo di che cosa? Oh, di sport, di mare, di politica, di letteratura, di ristoranti, di tutto meno che di pittura. Entrano altri clienti, signore e signori, il pergolato si riempie... .....