mercoledì 14 novembre 2018

MAST Domenica 18 Novembre


E che dire di questo bell'appuntamento....

                               "Ci troviamo tutti al MAST!"

martedì 13 novembre 2018

MAST Sabato 17 Novembre

Eccovi un'altra bellissima proposta MAST


Sabato 17 Novembre alle ore 16 non potete mancare, anche perché la visita terminerà con una gustosissima merenda!!!
Venite, non ve ne pentirete!!!

Serie Autori: ALBERT CAMUS francese

                                           

Albert Camus, nato a Mondovì (Algeria) nel 1913, cresciuto in un ambiente molto povero, fece degli studi di filosofia universitari ad Algeri, interrotti per ragioni di salute.
Nel 1942 pubblicò la prima delle sue opere maggiori L'etranger, e lo stesso anno una raccolta di saggi, Il mito di  Sisifo.
Durante l'occupazione tedesca della Francia partecipò alla Resistenza e diresse il giornale Combat, prima clandestino e dopo la liberazione, quotidiano di sinistra, retto dall'idea che ogni azione politica debba avere una solida base morale.
Nel 1947 pubblicò La peste, dove i personaggi risaltano più nella loro asserzione di dignità umana e di fraternità che per l'incerto successo con cui contrastano l'epidemia.


In L'homme révolté,  del 1952, affermava che ogni rivoluzione, anche se ispirata a a nobili princìpi, conduce in ogni caso alla tirannia. Una maggiore speranza che nelle altre sue opere si rifletteva nei suoi racconti.
In quegli anni Camus era diventato il portavoce della sua generazione e il mentore della successiva, non solo in Francia.
I suoi scritti vertevano sopratutto sull'isolamento dell'uomo in un universo alieno.
Benché capisse il nichilismo di molti suoi contemporanei, sentiva anche la necessità di difendere valori come la verità, la moderazione, la giustizia, e di respingere ogni forma di dogmatismo.
Nel 1957 gli veniva assegnato il premio NOBEL per la letteratura, e nel 1960 moriva a Sens (Francia) in un incidente automobilistico.


.....
Rimase a lungo disteso sul divano a guardare il cielo chiudersi a poco a poco, ascoltando il silenzio.
Era stato quel silenzio a sembrargli penoso i primi giorni del suo arrivo, dopo la guerra.
Aveva chiesto un posto nella cittadina ai piedi dei contrafforti che separavano gli altipiani dal deserto.
Là, pareti rocciose, verdi e nere a nord, rosa o malva a sud, segnavano la frontiera dell'estate perpetua.
L'avevano nominato in una sede più a nord, proprio sull'altipiano.
Nei primi tempi, la solitudine e il silenzio erano stati duri da sopportare in quelle terre ingrate, popolate soltanto di pietre.
A volte alcuni solchi lasciavano credere che ci fosse qualche coltivazione, ma erano stati scavati per mettere alla luce una certa pietra, adatta a costruire.
Qui non si arava altro che per raccogliere ciottoli.
Talvolta qualcuno grattava alcuni trucioli di terra, accumulata nelle cavità, per ingrassare gli sparuti orti dei villaggi.
Era così, i ciottoli da soli coprivano tre quarti del paese.
Le città sorgevano, prosperavano, poi sparivano; gli uomini passavano, si amavano o si scannavano, poi morivano.
.....
Da La caduta, l'esilio e il regno   (L'ospite)



sabato 10 novembre 2018

Serie Autori: MICHEL TOURNIER francese



Michel Tournier nato a Parigi nel 1925 (deceduto nel 2016), figlio di noti germanisti, dopo essersi laureato in lettere e diritto, proseguì gli studi di filosofia con l'intenzione, poi abbandonata, di dedicarsi alla carriera universitaria.
Cominciò a scrivere a quarant'anni, vivendo in campagna a poche decine di chilometri da Parigi, e con tre romanzi conquistò un posto di primo piano nella narrativa francese contemporanea.



Tournier è scrittore tradizionalista sulla pagina, con una sintassi flaubertiana: "Il mio scopo non è rinnovare la forma, ma far passare attraverso una forma, la più tradizionale e rassicurante possibile, una materia che non abbia nessuna di queste qualità." Questa materia, tra la fiaba e la novella, mira a una profondità altrettanto inafferrabile di quella dei miti, che incarnarono le costanti della vita umana, sono dei ponti ideali che trasferiscono la riflessione in aneddoti narrativi.




.....

Fin dalla prima sera, Raffaele valutò la qualità di quelle risate. 
Il sadismo, la cattiveria e il gusto dell'abiezione vi si spiegavano cinicamente.
Esibendo la propria miseria, Bodruche attaccava il suo pubblico sotto la cintola e lo abbassava al livello più vile.
Di quei buoni borghesi né peggio né meglio di altri faceva con la sua particolare comicità la teppa più spregevole. tutto il suo numero si basava sulla forza comunicativa della bassezza, sul contagio del male.
Raffaele riconobbe nelle raffiche che s'infrangevano contro i muri della saletta la risata stessa del Diavolo, cioè il ruggito trionfale da cui sbocciavano l'odio, la vigliaccheria, la stupidità.
E doveva accompagnare al pianoforte questo spettacolo ignobile, e non solo accompagnare, ma sottolineare, amplificare, esasperare.
Al pianoforte, cioè con lo strumento sacro con cui suonava i corali di Giovanni Sebastiano Bach!
Durante tutta l'infanzia e l'adolescenza aveva conosciuto il male solo nella sua forma negativa: lo scoraggiamento, la pigrizia, la noia, l'indifferenza.
Per la prima volta lo incontrava incarnato positivamente, che faceva smorfie e ringhiava, ed era in quell'infame Bodruche, di cui egli si faceva complice attivo,
.....
Da Le coq de bruyère   (Che la gioia dimori)







venerdì 9 novembre 2018