mercoledì 7 luglio 2021

VIAGGIO NELL'ESTATE CON un carrettiere: NARRATIVA


La casa di Oreste era un terrazzo roseo e scabro e dominava nella grande luce un mare di valli e burroni che faceva male agli occhi. Ero corso per tutto il mattino nella pianura che conoscevo, e dal finestrino avevo intravisto le rogge alberate della mia infanzia - specchi d'acqua, branchi d'oche, praterie. Ci pensavo ancora quando il treno s'era messo per ripe scoscese dove bisognava guardare in su per vedere il cielo. Dopo una stretta galleria s'era fermato.  Nell'afa e nella polvere mi ritrovai sulla piazzetta della Stazione, gli occhi pieni di coste calcinate. Un carrettiere grasso mi mostrò la strada; dovevo salire salire, il paese era in alto. Gettai la valigetta sul carro e al passo lento dei buoi salimmo insieme.

Giungemmo lassù per vigneti e stoppe riarse, e via via che i versanti mi si allargavano ai piedi, distinguevo nuovo paese, nuove vigne, nuove coste. Chiesi al carrettiere chi aveva piantato tante viti e se bastavano le braccia a lavorarle. Lui mi guardò curiosamente; discorreva alla larga e tendeva a sapere chi fossi. Disse: -Le vigne ci son sempre state, non è mica come fare una casa.

Sotto il muraglione che reggeva il paese, stavo per chiedergli che idea di piantar le case lassù, ma quegli occhi strizzati nella faccia scura mi tennero cheto. Respiravo un odore d'aria mossa e di fichi, che così su quel versante mi parve un sentore marino. Tirai il fiato e borbottai: -Che buon'aria.

Il paese era una viuzza sassosa, dove si aprivano cortili e qualche villa con balconi. Vidi un giardino tutto pieno di dalie, zinnie e gerani - lo scarlatto e il giallo dominavano, e i fiori di fagiolo e di zucca. Tra le case c'erano angoli freschi, e scalette, pollai, vecchie contadine sedute. La casa d'Oreste era all'angolo della piazza, sul terrazzo dei muraglioni, e aveva un roseo colore marezzato - una vera villetta scolorita dalle rampicanti e dal vento. Perché lassù tirava vento anche a quell'ora: me ne accorsi appena sbucai sulla piazza e il carrettiere mi indicò la casa. Ero sudato e andai diritto ai tre gradini della porta. Bussai col batacchio di bronzo.

Da LA BELLA ESTATE di Cesare Pavese  

(foto BC)

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